17 luglio - Giulia Ligresti viene arrestata Il ministro Cancellieri telefona a Gabriella Fragni, la compagna di Salvatore Ligresti: «Sono veramente dispiaciuta. Qualsiasi cosa posso fare conta su di me». «Una umana manifestazione di affetto», dirà la Fragni.
18 luglio - Gabriella Fragni chiama sua figlia. E dice cose pesanti. “Ieri ho avuto una telefonata che poi ti dirò. Gli ho detto: ma non ti vergogni di farti vedere adesso? Ma che tu sei lì perché ti ci ha messo questa persona. Ecco capito? Ah, son dispiaciuta… No, non si è dispiaciuti! Sono stati capaci di mangiare tutti…”.
2 agosto - Giulia Ligresti chiede di patteggiare la pena.
5 agosto - Valeria Climaco, responsabile dei servizi educativi all’interno del carcere di Vercelli, dove Giulia è detenuta, segnala alla psicologa referente, Emanuela Ghisalberti, un «peggioramento delle condizioni di salute» di Giulia. Comincia un ciclo di visite.
6 agosto - Il gip Silvia Salvadori, nonostante il parere favorevole della procura, respinge l’istanza di scarcerazione.
14 agosto - La direttrice pro-tempore del carcere, Giuseppina Piscioneri, riceve dalla Climaco e da Samuela Cuccolo, comandante della polizia penitenziaria, la relazione della psicologa Ghisalberti (redatta il 12 agosto) e la trasmette subito agli Uffici Giudiziari di Torino.
17 agosto - Il «Corriere della Sera» pubblica un articolo sui problemi di salute di Giulia Ligresti. Nel pomeriggio (ore 18:54) Gabriella Fragni telefona ad Antonino Ligresti, fratello di Salvatore, e gli chiede di contattare il ministro.
18 agosto - Antonino Ligresti tenta di contattare la Cancellieri per due volte: alle 17:19 non riceve risposta, alle 19:33 lascia un messaggio.
19 agosto - Il procuratore Vittorio Nessi affida al medico legale Roberto Testi il compito di visitare Giulia. Alle 13:33 la Cancellieri chiama Antonino Ligresti, che alle 14:25 telefona alla Fragni: «Ho stabilito il contatto». Il ministro dirà al procuratore Nessi che il giorno stesso («a memoria, il 18 o il 19 agosto») ha «sensibilizzato» i due vicecapi del Dap, Francesco Cascini e Luigi Pagano, «perché facessero quanto di loro stretta competenza».
20 agosto - La Fragni viene interrogata in procura a Torino per dare conto delle telefonate.
21 agosto - Antonino Ligresti invia un sms al ministro chiedendo se ci sono novità. La Cancellieri risponde di avere segnalato la cosa.
22 agosto - Il procuratore Vittorio Nessi va a Roma per ascoltare la Cancellieri. 26 agosto - Il medico Testi visita Giulia. «La permanenza in carcere costituisce un concreto danno per la salute del soggetto», scrive nella relazione.
28 agosto - Su richiesta della procura di Torino, Giulia Ligresti ottiene gli arresti domiciliari.Faccio notare che in circa venti giorni la Ligresti ha ottenuto i domiciliari, roba che un povero cristo vede forse dopo mesi.
Perché la Cancellieri, secondo me, DEVE dimettersi?
Mettiamo da parte i cognomi delle persone coinvolte ed i rapporti che questi avevano con Cancellieri. Supponiamo pure che sia stato il Sig. Nessuno a chiamare. In un paese civile la risposta del Ministro della Giustizia avrebbe dovuto essere:
"Non ha da preoccuparsi, ho totale fiducia nel sistema giudiziario e penitenziario che IO rappresento e amministro. Tutto quanto necessario per tutelare la salute del suo caro si sta già facendo e si continuerà a farlo."
La telefonata del Ministro per "sensibilizzare" i due vicecapi del DAP dimostra invece che lei stessa non ha fiducia degli uomini che amministra e che se finisci in carcere fai bene ad avere timore per la tua vita. Questo è molto grave. Tant'è vero che il procuratore Caselli e i due pm titolari delle indagini sui Ligresti si sono precipitati a scrivere una nota in cui spiegano come la concessione degli arresti domiciliari a Giulia sia stata del tutto indipendente da “circostanze esterne di qualunque natura”. I più hanno letto la cosa come un intervento fatto per salvaguardare il Ministro, io invece la leggo come un atto teso a salvaguardare se stessi e la loro capacità di saper svolgere bene il proprio lavoro senza bisogno dell'intercessione di nessuno.
In verità, tutti sappiamo che il problema della tutela dei diritti dei carcerati esiste ed è grave: i casi di suicidio sono tanti.
Allora mi chiedo: Ministro, a parte i 101 (numero che ricorre spesso ultimamente) casi particolari di cui dice di essersi interessata, cosa sta facendo per cambiare lo stato delle cose? Non sarebbe il caso di mettere in pratica le linee guida dell'Organizzazione Mondiale per la Salute per la prevenzione/riduzione dei suicidi che il suo stesso Ministero ha già individuato come strada da seguire per affrontare il problema? Dal Ministro mi aspetto soluzioni generali valide per tutti e non particolari, utili ai pochi.
Veniamo ora ai Cognomi che non sono affatto un dettaglio nella vicenda. I rapporti personali del Ministro e di suo figlio con la famiglia Ligresti non lasciano dubbi sull'esistenza di un evidente conflitto d'interesse. Posso credere al fatto che Cancellieri sia intervenuta in altri casi per una "questione umanitaria" (sbagliando comunque perché occorre tutelare tutti anche quelli che non hanno possibilità e capacità per "arrivare" a lei), ma in questo caso si sente "puzza di bruciato" a mille km di distanza. Inoltre, mi chiedo: in cosa sono consistiti questi interventi umanitari? Sono state fatte eccezioni alle leggi per qualcuno e con quale potere? Sono stati corretti dei casi di malagiustizia? Qualcuno è stato punito o rimosso dal suo ruolo? Mistero!
L'altra cosa che mi lascia molto perplesso è la "naturalezza" con cui il Ministro sta affrontando tutta la vicenda, dalle amichevoli telefonate ai Ligresti, pur sapendo che c'era elevata probabilità di essere intercettata, alle giustificazioni che sta portando in queste ore. Che noi cittadini comuni avessimo una "particolare" cultura della legalità, della giustizia e dell'onestà, permissivi con noi stessi e rigidissimi con gli altri, è risaputo ed in un certo senso è comprensibile, ma che questa stessa cultura appartenga anche al Ministro della Giustizia mi preoccupa molto.
