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sabato 9 aprile 2016

IL MIO SI AL REFERENDUM DEL 17 APRILE

Al di là dei numeri sulle piattaforme (ognuno ne da la propria interpretazione mettendo in evidenza i lati che più convengono, in ogni caso non stiamo parlando di cifre rilevanti per l'economia nazionale), il Referendum del 17 Aprile, per me, ha una valenza ben più "ampia".
Se non si fanno scelte politiche e provvedimenti legislativi ad hoc è difficile che vengano fuori idee nuove che possano portare innovazioni radicali nel mondo energetico.
Le lobbies delle fonti fossili, comprensibilmente, non hanno alcun interesse affinché ciò avvenga. Sono i governi che devono fare gli interessi dei paesi e dei cittadini. Ad oggi l'industria "green" è abbastanza avanti e con massicci investimenti potrebbe nel giro di 30 anni rendere le fonti fossili secondarie per il nostro fabbisogno. Investimenti sia pubblici sia privati, ma senza "ostacoli" legislativi è difficile che le multinazionali energetiche s'impegnino a fondo. Tenderanno a "spremere il limone" fino all'ultima goccia.
Alcuni governi stanno facendo scelte coraggiose e lungimiranti. La Svezia si è posta come obiettivo l'eliminazione, entro i prossimi 20 anni, della produzione di energia da fonti fossili, così come il Costarica. L'Olanda ha avviato l'iter parlamentare per lo stop alla vendita dal 2025 di auto a gasolio e benzina. Naturalmente ogni paese ha le sue peculiarità quindi è sbagliato richiedere semplicistiche "trasposizioni".
Ma l'Italia che obiettivi si è posta sul tema?
Se si va ad analizzare la genesi del referendum si capisce che questo governo non ha una chiara e lungimirante politica energetica, o meglio, diciamo che si attiene, con risultati molto buoni, alle direttive UE. Con lo SbloccaItalia (2014) si erano fatte delle scelte "pro-trivelle" e se non fosse stato per i quesiti referendari proposti dalle Regioni tutto sarebbe passato sotto silenzio. Nella legge di stabilità 2016, il governo ha fatto molti passi indietro fortunatamente. E' rimasto un solo quesito che secondo me è molto importante per diverse ragioni:
1) Ha aperto un dibattito nel paese sul tema, oggi siamo tutti mediamente più informati;
2) Ha costretto il Presidente del Consiglio a parlare di politica energetica;
3) Se vince il SI si conferma il principio che la nostra terra ed il nostro mare non possono essere concessi in eterno a chicchessia;
4) Le comunità locali devono essere sempre coinvolte in questioni che le riguardano da vicino, anche se si tratta di temi di valenza strategica nazionale. Si spiega, si dialoga e poi insieme si decide. Il "NO" delle comunità molto spesso è dovuto alla mancanza di informazione in partenza, alle decisioni calate dall'alto in maniera impositiva, ai numerosi danni causati da queste scelte per mancanza di un controllo adeguato.

Il 17 Aprile andrò a votare e voterò SI!

P.S. A chi interessano i numeri qui una lettura pro-NO e qui una pro-SI.

domenica 6 marzo 2016

"SOLDI DALL'ELICOTTERO" PER TUTTI


Mentre in Italia Renzi definisce "elemosina" l'eventuale introduzione di un reddito di cittadinanza,
che esiste, in forme diverse, in quasi tutti i paesi dell'Unione Europea, nel mondo si discute sul come dare nuovi stimoli all'economia, visto che i tentativi fatti finora per aumentare crescita ed occupazione hanno portato a scarsi risultati.
Le ultime previsioni dell'OCSE ci parlano di una crescita dell'economia mondiale per il 2016 più bassa addirittura di quella, già flebile, del 2015.
Il Fondo Monetario Internazionale, sulla scorta di queste cattive previsioni, ha invitato tutti gli Stati ad attivare interventi urgenti per sostenere la domanda.

Naturalmente, il modo più semplice per sostenere la domanda è aumentare la spesa per gli investimenti. Sebbene la maggior parte dei governi siano già gravati da pesanti oneri sul debito, la conseguente e più forte crescita renderebbe più semplice ripagarne di nuovi a lungo termine, anche perchè i relativi tassi d'interesse sono oggi molto bassi.
L'OCSE supporta questa visione e attraverso il suo capo economista, Catherine Mann, afferma che 'l'attenzione dovrebbe essere posta su politiche con forti benefici a breve termine che contribuiscano anche alla crescita a lungo termine'.
I cittadini però non vedono di buon occhio l'aumento della spesa pubblica, sia perchè, avendo poca fiducia dei politici, temono che essa sfoci in sprechi, ruberie e misure propagandistiche piuttosto che in investimenti produttivi, sia perchè in questi anni hanno subito un vero e proprio lavaggio del cervello sui pericoli del debito (tipo: "faremo la fine della Grecia").

Tra le varie possibilità, si sta facendo strada una nuova idea chiamata "Soldi dall'elicottero" (Helicopter money) o "QE per le persone" che in sostanza prevede proprio di fornire, mensilmente, denaro contante direttamente alle famiglie piuttosto che alle banche. In tal modo, i consumi riprenderebbero velocemente dando nuovo impulso alla crescita. Il denaro sarebbe stampato ad hoc dalle banche centrali (per noi la BCE, che per statuto al momento non potrebbe) e non graverebbe direttamente sul debito dei singoli stati. Potremmo vederlo come una sorta di reddito di cittadinanza europeo pagato dalla BCE.
Insomma, Renzi, rincorrendo Tony Blair, cerca di realizzare politiche vecchie di 30 anni mentre il resto del mondo è proiettato verso il futuro. 
In verità, alcune misure per incrementare i consumi le sta attuando anche lui, ma con molti limiti, quali ad esempio:
  • alcune categorie, proprio quelle più bisognose (anziani, disoccupati, partite iva, ecc.) sono tagliate completamente fuori, mentre si danno più soldi anche a quelli che non ne hanno assolutamente bisogno;
  • alcune misure non sono strutturali e quindi i cittadini, non avendo garanzia dell'entrata per il futuro, tendono a conservare più che a spendere;
  • l'entità della spesa, anche per limiti di bilancio, non è sufficiente a dare il "colpo di reni" necessario per far ripartire come si deve il paese;
  • gli investimenti produttivi, nonchè le politiche di sviluppo ad essi sottese, sono assolutamente insufficienti;
  • la riduzione delle tasse è quasi irrilevante, anche perchè spesso mentre le si tolgono le s'introducono in altre forme e per giunta spesso si arriva a fare sconti a chi non ne ha proprio bisogno.
E' innegabile che alcuni miglioramenti si stiano ottenendo, ma sono di entità così piccola che per una completa ripresa del paese occorreranno 10 anni se tutto va bene. Chi se la passa bene può aspettare, ma cosa accadrà a chi vive in grossa difficoltà?

Un interessante articolo, comparso il 26 Febbraio scorso sul Financial Times, ci parla della "nuova idea" lanciata da 19 economisti di tutto il mondo, che sembra incontrare anche il favore di grandi operatori finanziari.
 Di seguito una mia modesta traduzione.

Cosa accadrebbe se le banche centrali dessero soldi direttamente alle famiglie e alle imprese, piuttosto che alle banche?
Una nuova idea, chiamata “Soldi dall'elicottero” o 'QE per le persone', si sta facendo strada grazie ad alcuni economisti ed operatori finanziari di alto profilo, che sostengono che questo sia l'unico modo per porre fine alla stagnazione che ha afflitto l'economia mondiale dal 2008.
Ciò che è evidente, è che i banchieri centrali stanno discutendo sul come fornire ulteriori stimoli all'economia. Nelle ultime previsioni, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Econimico (OCSE) ha avvertito che 'l'economia mondiale rischia di espandersi nel 2016 meno velocemente rispetto al 2015, con un ritmo che sarebbe il più lento degli ultimi cinque anni'.
Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che, le più grandi economie del mondo hanno urgente bisogno di trovare nuovi modi per sostenere la domanda in vista di un peggioramento delle prospettive di crescita globale. 
Ray Dalio, ideatore del più grande fondo d’investimento speculativo del mondo, Bridgewater Associates, sottolinea che le principali banche centrali del mondo hanno già attraversato due fasi nei loro tentativi per stimolare la crescita.
La prima ha visto il taglio dei tassi di interesse a breve termine fino ad arrivare all’azzeramento, e la seconda, conosciuta come quantitative easing (o QE), ha portato all'acquisto di enormi quantità di titoli di Stato. Ma in una nota ai clienti di questo mese, egli sostiene che questi due approcci sono in gran parte usurati. Questo significa che le banche centrali saranno costrette ad entrare in una terza fase di stimolo monetario, che le vedrà proporre una nuova gamma di politiche tese ad incentivare i consumi. 'In altre parole, si fornirà denaro ai consumatori ed incentivi per far spendere di più'.
Naturalmente, il modo più semplice per i governi per aumentare la domanda è aumentare la spesa per investimenti. Sebbene la maggior parte dei governi siano già gravati da pesanti oneri sul debito, la conseguente e più forte crescita renderebbe più semplice ripagare i nuovi prestiti.
L'OCSE supporta questa visione, sostenendo che c'è spazio per un aumento della spesa da parte dei governi, soprattutto perché molti di essi sono in grado di prendere in prestito denaro a lungo termine con livelli molto bassi dei tassi di interesse. 'L'attenzione dovrebbe essere posta su politiche con forti benefici a breve termine che contribuiscano anche alla crescita a lungo termine,' ha detto Catherine Mann, capo economista OCSE, all'inizio di questo mese.
Gli elettori, tuttavia , sono tutt'altro che convinti della bontà di questo approccio. Sono preoccupati perché pensano che i politici, invece di investire denaro pubblico in progetti infrastrutturali di vitale importanza, utilizzerebbero i fondi per aumentare la loro popolarità nel breve termine. Inoltre, i cittadini sono stati sottoposti a troppe campagne intimidatorie sui pericoli del deficit per poter considerare con imparzialità un aumento della spesa pubblica.
Di conseguenza, ancora una volta sarà lasciato ai banchieri centrali il compito di escogitare nuovi modi per sostenere la crescita.
Quantitative Easing per le persone
In una lettera pubblicata sul Financial Times l'anno scorso, 19 economisti (tra cui David Graeber della London School of Economics, e l'australiano Steve Keen) hanno chiesto un programma di QE alternativo, soprannominato 'QE per le persone', attraverso cui distribuire denaro direttamente ai cittadini. 
La loro tesi è che il QE convenzionale ha fatto poco per stimolare la crescita e l’occupazione, e non aveva senso iniettare più denaro nei mercati finanziari, dato che i tassi di interesse avevano già toccato il fondo. 
Invece, il denaro fresco, stampato da parte delle banche centrali, potrebbe essere 'utilizzato per finanziare la spesa pubblica (come ad esempio investendo in progetti per infrastrutture tanto necessarie)'. 
In alternativa, si potrebbe , ogni mese, dare soldi ai cittadini, che li potrebbero usare per pagare debiti o spenderli liberamente.
La campagna “QE per le persone 'sembra stia acquistando slancio, con i sostenitori che invitano a discuterne nel Parlamento Europeo. 
Anche finanzieri importanti, come ad esempio Dalio della Bridgewater, ammettono che queste sono le uniche opzioni rimaste ai banchieri centrali.
Sebbene ritenga che sia troppo presto per conoscere le politiche che saranno adottate dalle banche centrali nella terza fase di stimolo monetario, Dalio dichiara: “possiamo dire che la gamma si estenderà dalle classiche politiche di coordinamento fiscali/monetarie (per le quali il debito per finanziare la spesa pubblica viene monetizzato) all’invio di denaro contante direttamente alle persone (ad esempio con “il denaro dall’elicottero”), e probabilmente la scelta cadrà tra questi due possibilità (ad esempio attraverso gli incentivi di spesa) '.
Anche se i critici sostengono che tali politiche creino iperinflazione, simile a quella della Repubblica di Weimar in Germania, i sostenitori del “denaro dall’elicottero”, dicono che un focolaio inflazionistico è improbabile in un'economia globalizzata, dominata da produttori di beni e servizi a basso costo. E si noti che in passato, molti degli stessi critici hanno sostenuto che le politiche di QE delle banche centrali avrebbe alimentato le pressioni sui prezzi, invece, l'inflazione è rimasta contenuta.
Ciò che è evidente è che, dal 2008, molte delle vecchie regole economiche non sono più applicabili. E che i banchieri centrali non avranno altra scelta che adottare politiche una volta impensabili, visto che l’economia globale stenta a crescere.

martedì 29 dicembre 2015

In Campania si muore troppo

In questi giorni è stato lanciato dai quotidiani nazionali un allarme per un anomalo aumento di decessi registrato nei primi 8 mesi del 2015 rispetto al 2014.
In effetti, consultando i bilanci demografici mensili Istat ed elaborandone i dati, si scopre che nei primi 8 mesi del 2015 vi sono stati 45.155 (17.322 uomini e 27.833 donne) decessi in più rispetto allo stesso periodo del 2014 con un incremento percentuale medio pari a 11,3 (+8,99% per gli uomini e +13,46 per le donne).
Un fatto sicuramente preoccupante da tenere sotto osservazione, ma che per essere compreso appieno necessita della conoscenza dei dati dell'intero anno comprensivi dei motivi dei decessi e delle fasce di età dei soggetti coinvolti. 
Sono state avanzate diverse ipotesi sulle possibili cause: crisi economica, inquinamento, invecchiamento della popolazione, condizioni climatiche, ecc. Probabilmente si tratta di un mix di questi fattori, ma ad oggi non è possibile avere certezze scientifiche.
E' possibile però fare alcune osservazioni.
I mesi in cui si è avuto un aumento maggiore sono Luglio con il 20,29% e Febbraio con il 18,87%. Probabilmente il caldo record registrato a Luglio 2015 avrà avuto un certo effetto. L'incremento registrato in Febbraio può essere collegato alla riduzione dell'uso dei vaccini antinfluenzali?



Le regioni con l'incremento più elevato sono la Valle d'Aosta (20,07% con 177 decessi in più), la Campania (13,3% con 4.593 decessi in più) e la Lombardia (13,1% con 7.873 decessi in più).

Esaminando i valori regionali al 2014 degli indici di vecchiaia (Noi Italia-Istat), non sembra però esserci correlazione tra anzianità della popolazione e numero di morti. La Campania è la regione più "giovane" d'Italia eppure ha il secondo più elevato incremento di decessi, mentre la Liguria è la più "vecchia" ma è all'ottavo posto.
La provincia campana con incremento maggiore è quella di Napoli (+14,84%), seguono Caserta (+13,73%), Salerno (+12,76%), Benevento (9,04%) ed Avellino (+8,25%).
Che vi sia anche un legame con gli stili di vita?
Insomma, come detto precedentemente il fenomeno è da tenere sotto controllo e va analizzato una volta noti tutti i dati puntuali. Nel frattempo le regioni in collaborazione con il Ministero della Salute, le ASL, le Arpa e gli altri enti coinvolti comincino a predisporre un piano per una rapida raccolta delle informazioni in modo da poterle interpretare velocemente e con più facilità.
Un giorno magari avremo dei Sistemi Informativi Territoriali che, partendo dal livello comunale a salire, facciano confluire i dati in unico database nazionale dal qual potremo avere in tempo reale, con opportuni incroci, il controllo di quanto accade nel nostro paese. Qualcosa già c'è, ma sarebbe necessario un progetto nazionale da "declinare" in modo uniforme sui territori. Se partiamo oggi, forse nel 2030 ci possiamo arrivare.



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mercoledì 18 novembre 2015

Liberté, Égalité, Fraternité!?

No, non ho messo la bandiera francese e non ho condiviso la marsigliese sui miei account "social". "Di pancia" lo stavo per fare, ma poi qualcosa mi ha fermato. Premetto e sottolineo che capisco e rispetto molto chi sentitamente lo ha fatto, questo mio post non vuole esprimere un giudizio su di loro, ma una risposta che voglio dare a me stesso sul perchè io non l'abbia fatto. Un po' mi sono sentito in colpa.
Non l'ho fatto non perchè non condivida il dolore dei francesi, che è il dolore di tutti gli uomini di pace, o perchè giustifichi in qualche modo quei folli, criminali, assassini che non voglio nemmeno nominare e che vanno senza alcun dubbio annientati. 
Non l'ho fatto perchè dovrei "esporre" ogni giorno una bandiera diversa; le vittime del terrore e della barbarie sono quotidianamente tantissime in tanti paesi del mondo e la loro vita per me ha lo stesso valore. Appena dieci giorni prima 224 cittadini russi, tra cui diversi bambini, hanno perso la vita nell'attentato all'aereo sul Sinai e due giorni prima una cinquantina di cittadini libanesi, sono stati massacrati in un attentato fuori una scuola. Per non parlare di quello che sta avvenendo in Yemen e in vari paesi africani. Ho preferito "mostrare la bandiera della PACE.
Non l'ho fatto perchè un po', come "occidentale", mi sento colpevole di quella e delle altre stragi; siamo amici e facciamo affari con certi paesi in cui i diritti umani sono carta straccia ed alcuni di questi, mentre ci vendono petrolio e comprano le nostre armi, con quei soldi e con quelle armi tengono in vita ed alimentano quei bastardi terroristi, e noi lo sappiamo bene. 
Non l'ho fatto perchè certi mostri li abbiamo creati anche noi, in buona e cattiva fede, spesso per meri interessi economici e geopolitici e li abbiamo direttamente sostenuti quando "ci" faceva comodo.
Non l'ho fatto perchè a molti occidentali (e non solo) l'instabilità di quei territori fa comodo. La questione israelo-palestinese è lì da più di cinquanta anni e non si riesce/vuole risolvere.
Caro Hollande, non sono con te in questa guerra e non per paura di ritorsioni, per "buonismo"o per mancanza di solidarietà, ma semplicemente perchè credo che il tuo modo di agire serva solo a garantirti il voto alle prossime elezioni, ad arginare l'avanzata della destra, a far fare soldi ai "signori della guerra" oltre che a generare altre vittime innocenti ed altro odio.
Caro Hollande, il tuo discorso, in certi passi, mi ha ricordato quello di Bush dopo l'undici settembre, idem le tue "reazioni". E' inutile dirti che quanto accaduto a Parigi è anche frutto di quel discorso e di quelle reazioni.
Caro Hollande, la lotta al terrore si fa soprattutto con azioni preventive politiche, economiche, culturali e migliorando a livello europeo e mondiale l'azione di intelligence. 
Le azioni militari devono essere l'ultima ratio (nel caso, sul campo ci sono i curdi che stanno combattendo eroicamente e forse sarebbe il caso di dire ai russi e ai turchi di smettere di sganciargli ogni tanto delle bombe addosso, anche perchè noi li stiamo addestrando e addestrarli per poi ucciderli non è una bella cosa).
Non l'ho fatto anche se, ad essere sincero, nella mia testa la marsigliese l'ho cantata più volte in queste ore perchè sono grato ai francesi per averci "donato" quei tre valori " Liberté, Egalité, Fraternité" per i quali ogni giorno dobbiamo continuare a lottare, possibilmente senza bombe e soprattuto senza ipocrisia....
.....Amour sacré de la Patrie
Conduis, soutiens nos bras vengeurs!
Liberté, Liberté chérie!
Combats avec tes défenseurs.
Sous nos drapeaux, que la victoire
Accoure à tes mâles accents,
Que tes ennemis expirants
Voient ton triomphe et notre gloire!

giovedì 9 luglio 2015

I leader politici europei sono mediocri!

Non sono mai stato un particolare estimatore di Castagnetti, ma quello che oggi (9 Luglio) ha pubblicato sulla sua pagina facebook dovrebbe far riflettere tutti quelli che, in questi giorni, parlano di Grecia e di Europa; soprattutto quelli che stanno celebrando l'intervento di ieri di Verhofstadt, che esaltano Schauble, Dijsselbloem, Tusk, Merkel, ecc.
La maggior parte dei leader politici europei è mediocre, molto mediocre e per questo "schiava" dei tecnocrati.
"I politici sono quelli che pensano alle prossime elezioni, mentre gli statisti pensano alle prossime generazioni".

Manca uno come Kohl, salvò la Germania est in una notte. Lo sostiene D'Alema in un'intervista a ‪La Stampa di oggi, e io condivido pienamente. Mi è venuto alla mente un incontro con Martinazzoli e il sottoscritto a Bonn nel 1993, in cui il Cancelliere tra le altre cose ci disse: "non so se alle prossime elezioni sarò rieletto (in effetti venne rieletto, ma di misura) per varie ragioni. Ho deciso infatti la parità del marco con la Germania dell'est contro il parere della Bundesbank, perchè in caso contrario la unificazione non sarebbe riuscita e io so che la Germania in pace nel cuore dell'Europa è una garanzia per la pace dell'Europa. Poi ho deciso di mettere il marco, la moneta più forte dell'Europa, in uno stesso paniere con altre 10 monete più deboli, e la maggioranza dei tedeschi non era d'accordo. Ma io voglio non germanizzare l'Europa ma europeizzare la Germania, voglio ancorarla all'Europa perché in tal modo si dissolveranno anche le tante riserve sull'unificazione che dalla Francia ad Andreotti sento ripetere su di noi, non essendosi ancora del tutto superate le preoccupazioni del passato.Non solo. Sei mesi fa ho deciso l'aumento di cinque punti delle aliquote fiscali, un provvedimento che penalizza soprattutto i cittadini della Germania Federale, quelli più ricchi, dove peraltro si trova la maggioranza dei miei tradizionali elettori, ai quali ho detto che l'intero ammontare del nuovo gettito lo investirò ad est, perchè non voglio trovarmi nella condizione in cui vi trovate voi italiani con il vostro Mezzogiorno nel quale da 40 anni trasferite risorse senza ottenere una vera unificazione: io voglio una cura da cavallo, un grosso ammontare di risorse subito. Dunque, sono consapevole del rischio elettorale che corro, ma penso che - come diceva il vostro De Gasperi - i politici sono quelli che pensano alle prossime elezioni, mentre gli statisti pensano alle prossime generazioni".

Se oggi ci fosse stato un Kohl, la questione greca sarebbe stata risolta un minuto dopo di quando è nata nel 2010.

La crisi la stanno pagando i più poveri!

Ieri (8 luglio) il  presidente Tito Boeri ha illustrato alla Camera il rapporto annuale INPS.
“In Italia 15 milioni di poveri. La crisi ha colpito chi già era in difficoltà”. 
L'aumento della disoccupazione e impoverimento della popolazione sono le due principali conseguenze della crisi economica in Italia ed in molti paesi europei.
In Italia, “tra il 2008 e il 2013 il 10% più povero della popolazione ha sperimentato una contrazione reale del proprio reddito di oltre un quarto (oltre il 25%), mentre il 10% più ricco ha subito un calo del proprio reddito disponibile del 5%: la crisi insomma ha colpito chi era già più in difficoltà”.
I pensionati con un reddito da pensione sotto i 1.000 euro sono 6,6 milioni. Si tratta del 42,5% del totale. 1,9 milioni di persone non superano nemmeno la soglia dei 500 euro.
La situazione è simile se non peggiore in molti altri paesi dell'Unione Europea. C'è anche chi se la cava abbastanza bene.
Di fronte a questi dati mi viene da fare due considerazioni:
  1. Qualora a qualcuno non fosse ancora chiaro, le politiche economiche europee a base di austerità hanno ridotto milioni di europei alla fame. Di espansivo in queste ricette c'è solo la povertà.
  2. Di fronte ad un paese come la Grecia che integra a 700 euro le pensioni più basse noi dovremmo dire: misura giusta, la si deve fare assolutamente anche in Italia perchè con meno di 500 euro non si può vivere. Invece la risposta, che di solito è data dall'italiano con reddito medio alto, è: noi stiamo facendo i sacrifici, li devono fare anche i greci. Questa è più o meno la risposta data a Tsipras, nell'assemblea di ieri, anche da parecchi europarlamentari (che guadagnano più di 10.000 euro al mese) di diversi stati, certificando così la loro incapacità di garantire ai propri cittadini condizioni di vita decenti. Ne andavano anche fieri.
Con questo non voglio assolutamente dire che l'Italia, ancor più la Grecia ed altre nazione dell'UE non avessero bisogno di profonde riforme strutturali, ma è evidente che, al di là di cosa è stato o non è stato fatto nei singoli paesi, la terapia esclusivamente basata su riduzione della spesa e tasse è stata troppo pesante ed applicata in tempi troppo brevi. Di investimenti per la crescita che favorissero l'aumento dell'occupazione si sono visti davvero pochi. In più, non sono state adottate misure sufficienti di contrasto alla povertà.
Senza entrare nell'analisi dei "malfunzionamenti" della moneta unica e delle istituzioni, si può, sulla base di queste considerazioni generali, senz'altro dire che l'Unione Europea va assolutamente cambiata, altrimenti assisteremo inesorabilmente alla sua disgregazione.

lunedì 6 luglio 2015

Appello a De Luca sui Trasporti Campani

Egr. Presidente,

come lei ben sa, la situazione del trasporto pubblico campano è davvero disastrosa. Da quanto emerge dal rapporto “Pendolaria 2014” redatto da Legambiente, dal 2010 al 2014 è stata drasticamente ridotta la spesa regionale destinata ai Trasporti a danno naturalmente dei servizi offerti (-19% con punte su alcune linee anche del 50%, corrispondenti per lo più a tagli di corse) e contemporaneamente si è registrato un sostanzioso aumento delle tariffe (+23,75%). 

Come prevedibile la conseguenza è che ci sono, giornalmente, 150 mila persone in meno sui treni campani (sono 271mila contro i quasi 420.000 del 2009, -35,4% - fonte Legambiente) che probabilmente hanno fatto ricorso al mezzo privato, con tutti gli effetti negativi che ne derivano in termini di inquinamento ambientale, tempi di percorrenza e quindi produttività e competitività. Se si facesse uno studio dell’impatto di questa situazione sul PIL campano (ed in particolare su quello dell’industria turistica) emergerebbero, a mio avviso, numeri negativi “da paura”. La situazione è critica anche per il trasporto marittimo; il processo di privatizzazione in via di conclusione desta, infatti, seria preoccupazione nei residenti e nei pendolari da e verso le isole che vedono messo a rischio il diritto alla continuità territoriale.

Il 2015, se da un lato ha fatto registrare un’inversione di tendenza nella spesa, a cui però non è ancora seguito un miglioramento del servizio, dall’altro ha visto l’entrata in vigore della nuova struttura tariffaria che prevede una marea di biglietti (circa 2500 invece dei circa 250 del precedente Unico Campania con conseguente caos tra gli utenti) nel complesso più cari; dunque ulteriori aumenti tariffari.


In particolare, la nuova struttura tariffaria penalizza inspiegabilmente e fortemente gli utenti della zona Flegrea. Pozzuoli e Quarto sono gli unici due Comuni confinanti con la città di Napoli ad essere passati dalla fascia U1 a quella Na2, mentre Bacoli e Monte di Procida dalla U2 a quella Na3. Ciò ha comportato esorbitanti aumenti (fino al 50% circa) non solo del biglietto integrato TIC (che sostituisce l’Unico Campania), ma anche del “neonato” Aziendale (non più a tempo, ma valevole per singola corsa su singola azienda) per gli spostamenti da e verso Napoli ed in alcuni casi anche per gli spostamenti urbani ed extra urbani passanti per Napoli. Gli aumenti, anche se percentualmente in forma più lieve ma comunque elevati in valore assoluto, si registrano anche per i rispettivi abbonamenti mensili ed annuali. Inoltre, per tutti gli utenti della ex-Provincia sono state eliminate le formule “Giornaliero” e “Giornaliero Week End”. 

A fronte dell’aumento tariffario, gli utenti della zona Flegrea (e non solo) si ritrovano un servizio di trasporto sempre più scadente come attestato anche dal rapporto “Pendolaria 2014”, che classifica “Cumana” e “Circumflegrea” (circa 45.000 passeggeri giornalieri – fonte Legambiente) tra le dieci peggiori linee per pendolari d’Italia. Problemi di sovraffollamento, ritardi e soppressione corse sono all’ordine del giorno, c'è poi lo stato di degrado e fatiscenza di molte stazioni, abbandonate e vandalizzate, ed in parte sprovviste di biglietteria o di obliteratrici, dispositivi per l’accesso ai disabili e di qualsiasi sistema d’informazione in tempo reale per gli utenti. Problemi si registrano anche a causa dei numerosi tagli alle corse della linea 2 metropolitana.

Tutto questo rischia di trasformare le periferie napoletane, ed in particolare quella flegrea, in aree sempre più lontane dal capoluogo proprio quando si sta avviando, attraverso la città Metropolitana, il progetto della Grande Napoli. E’ un evidente controsenso.

Mi rendo conto che per cambiare lo stato delle cose è necessario un lungo, costoso e complesso processo di rivisitazione del trasporto regionale, c’è una cosa che però può essere fatta immediatamente senza dispendio di risorse: portare Pozzuoli e Quarto in fascia tariffaria Na1 e Bacoli e Monte di Procida in quella Na2 e garantire un funzionamento regolare.

Di seguito un elenco di altre cose che a mio avviso andrebbero fatte per migliorare la situazione:

1. Monitorare ed accelerare il processo (in corso) di acquisto e di revamping dei treni che per le linee flegree avrebbe dovuto già essersi concluso (come da piani EAV).

2. Eliminare le barriere architettoniche e garantire l’accessibilità ai treni in tutte le stazioni per le persone con ridotta capacità motoria;

3. Dotare tutte le stazioni di distributori biglietti e curarne igiene e decoro;

4. Garantire maggiore sicurezza nelle stazioni e a bordo treno mediante video sorveglianza e vigilanti (almeno nei week end);

5. Accelerare il ripristino in corso della navetta Bagnoli-Montesanto (linea “Cumana”) e valutare la possibilità di estendere il servizio fino a Pozzuoli al fine di ridurre i tempi di attesa (o comunque prevedere il doppio convoglio negli orari di punta per evitare l’inaccettabile sovraffollamento attuale);

6. Ripristinare la tratta Licola-Torregavata della Circumflegrea o almeno ripristinare la navetta su gomma di collegamento tra le suddette stazioni. Ciò garantirebbe numerosi vantaggi tra cui la possibilità di poter recarsi con facilità al sito Archeologico Di Cuma, il primo insediamento greco in Campania e probabilmente dell’intera penisola. Oggi è davvero arduo poterlo raggiungere con mezzi pubblici.

7. Estensione degli orari di servizio: nei week end invernali fino alle 24:00 ed in quelli estivi fino alle 02:00 (anche se con frequenza ridotta). Ciò permetterebbe a molti giovani di poter lasciare a casa l’automobile e di godersi con più tranquillità la serata con conseguente diminuzione del traffico in tutta l’area flegrea e napoletana.

Nella speranza di un positivo riscontro, ringraziandola in anticipo per l’attenzione, porgo

Distinti Saluti
Luigi Contessa
Pozzuoli 03/07/15