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venerdì 22 marzo 2013

Prorogatio a Bersani?!?!?!

E' inutile prendersi in giro, il prossimo Governo, in ogni caso, durerà poco. Del resto con una situazione così frammentata non potrebbe fare molto. Al paese serve un Governo forte, con alle spalle una maggioranza solida, che abbia l'autorevolezza di "andare" in Europa e chiedere, insieme alla Francia ed altri, un'inversione di rotta della politica economica europea. L'austerità, che sta aggravando pesantemente la crisi,  è una conseguenza del patto di bilancio europeo (fiscal compact), se non lo si cambia tutte le misure che si intraprendessero a livello nazionale sarebbero semplicemente dei palliativi. Curare con l'aspirina una broncopolmonite porterebbe alla morte anche se in modo più "dolce".
I vari piani A, B, C,... Z portano tutti a nuove elezioni. Il M5S non vuole saperne di dare fiducia ad un governo PD (e tanto meno farci un accordo indipendentemente dal nome che si propone quindi è inutile prendersela con Bersani) ed il PD non vuole saperne di fare un governo con il PDL (menomale!)
A questo punto si dia l'incarico a Bersani che riceverà la sola fiducia della Camera (?). Il Governo così formato può andare avanti comunque in prorogatio (con poteri limitati e soprattutto senza Monti e i suoi Ministri), si elegge il nuovo Presidente della Repubblica, si prendono delle misure urgenti condivise in parlamento per allentare la crisi, si fa la nuova legge elettorale (con dimezzamento del numero di parlamentari), quella sul conflitto di interessi e poi ad ottobre si va al voto (a giugno non credo ci siano i tempi tecnici, visto che dobbiamo ancora eleggere il Presidente della Repubblica e fare la legge elettorale senza la quale ci ritroveremmo nella stessa situazione di oggi).
Ciò a cui stiamo assistendo è solo campagna elettorale che non fa bene al paese. Che ognuno si prenda le sue responsabilità!

giovedì 21 marzo 2013

Trasparenza Valutazione e Merito

Il decreto legislativo 27 ottobre 2009 n. 150, "Attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni", all'articolo 11, comma 8, prevede che ogni amministrazione pubblichi sul proprio sito istituzionale in apposita sezione di facile accesso e consultazione, e denominata: «Trasparenza, valutazione e merito»:
a. il Programma triennale per la trasparenza e l'integrità ed il relativo stato di attuazione;
b. il Piano e la Relazione della performance;
c. l'ammontare complessivo dei premi collegati alla performance stanziati e l'ammontare dei premi effettivamente distribuiti;
d. l'analisi dei dati relativi al grado di differenziazione nell'utilizzo della premialità sia per i dirigenti sia per i dipendenti;
e. i nominativi ed i curricula dei componenti degli Organismi indipendenti di valutazione e del Responsabile delle funzioni di misurazione della performance;
f. i curricula dei dirigenti e dei titolari di posizioni organizzative, redatti in conformità al vigente modello europeo;
g. le retribuzioni dei dirigenti, con specifica evidenza sulle componenti variabili della retribuzione e delle componenti legate alla valutazione di risultato;
h. i curricula e le retribuzioni di coloro che rivestono incarichi di indirizzo politico amministrativo;
i. gli incarichi, retribuiti e non retribuiti, conferiti ai dipendenti pubblici e a soggetti privati.

L’art. 11, c. 9, del decreto stabilisce, inoltre che, in caso di mancata adozione e realizzazione del Programma triennale per la trasparenza e l'integrità o di mancato assolvimento degli obblighi di pubblicazione, è fatto divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti preposti agli uffici coinvolti, fatta salva l’eventuale responsabilità disciplinare.

La maggior parte degli Enti non rispetta queste norme e quindi non potrebbe distribuire premi di risultato. Il problema è che non sono previste sanzioni per chi, nonostante tutto, li distribuisce ugualmente.
La soluzione? Semplice, basterebbe che questi documenti faccessero parte del Bilancio, quindi, se non ci sono il Bilancio non si approva!
Per i più "curiosi", sempre in tema di trasparenza, da poco è stato istituito, dal Ministero della PA e la semplificazione, un sito che consente di verificare on line la corretta applicazione delle normative sui siti web degli Enti pubblici. Attenzione, si tratta di una versione beta permanente in continuo aggiornamento, quindi ci possono essere falsi positivi e negativi. Sarebbe opportuno che gli addetti ai lavori lo utilizzassero.

domenica 17 marzo 2013

PD E' ORA DI CAMBIARE

E’ ORA DI CAMBIARE! 

Il risultato delle elezioni politiche appena svolte ci vede ancora una volta sconfitti. Il Partito Democratico è passato dal 33,7% del 2008 al 25,4% di oggi perdendo circa 3,5 milioni di voti. 
E’ evidente che si rende necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutti ma soprattutto di coloro che in questi anni hanno guidato il Partito Democratico e che in buona parte sono gli stessi della sconfitta del 2008. 
Una classe dirigente per lo più “vecchia”, divisa in “mille” correnti,  spesso autoreferenziale, chiusa nelle stanze di “potere” e sempre più lontana dai reali problemi dei cittadini. 
Una classe dirigente che negli ultimi 18 mesi ha prestato troppa attenzione alle richieste provenienti dall'Europa e poca alle esigenze degli italiani e che non è riuscita a proporre, nella campagna elettorale, un'agenda concreta ed alternativa a quella fatta di solo sterile rigore.
Una classe dirigente che non è stata capace di censurare con forza comportamenti ambigui  e posizionamenti utilitaristici (si vedano ad esempio i casi "Regione Lazio e Lombardia" e "MPS") e che non ha mai affrontato in maniera definitiva la "questione morale".
Occorre pertanto un cambiamento radicale nella linea programmatica, nel "modus operandi" e nei “protagonisti” di vertice.
Bisogna dar vita ad un Partito nuovo che, superando le logiche di appartenenza, sia più vicino alla gente, più aperto, più snello, con meno “ragnatele” e “liturgie” e più adeguato ai tempi. 
Per realizzare tutto ciò serve un Congresso Straordinario immediato (maggio?), il che non si contrappone al giusto tentativo di Bersani di formare un Governo, anzi, come scrivo qui lo rafforzerebbe!
In ogni caso il ritorno alle urne non sarà troppo lontano e vista la complessità dei temi da discutere è opportuno che ci si prepari per tempo. Ricordo che la modifica fatta allo Statuto per consentire la partecipazione di Renzi e Puppato alle primarie di coalizione è transitoria, dunque in caso di nuove elezioni si riproporrebbe lo stesso "teatrino" sulle regole a cui abbiamo assistito l'autunno scorso e che a conti fatti non è piaciuto agli elettori.
Cosa si aspetta? Perché ridursi all'ultimo momento e combinare pasticci? Se si dovesse andare a votare a giugno, chi sarebbe il leader? Con quali regole lo si individuerebbe? Quale la piattaforma programmatica?
Serve tanto coraggio e buona volontà ma, parafrasando Togliatti, "da questa notte e da queste nebbie non si uscirà mai senza un nuovo Partito nuovo".



sabato 9 marzo 2013

Votare a 18 anni anche per il Senato

Durante la sessione plenaria 20- 24 giugno 2011, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha approvato una nuova relazione nella quale si invitano gli Stati Membri ad esaminare la possibilità di abbassare l’età minima per l’esercizio del voto a 16 anni per tutti i tipi di elezioni. Si sostiene che la partecipazione dei giovani di 16 e 17 anni deve essere incoraggiata poiché si tratta di persone che hanno già delle responsabilità all'interno della società. 
In Italia, ad esempio, a 16 anni si può decidere di interrompere gli studi e cominciare a lavorare e quindi a pagare le tasse; inoltre, già dai 14 anni si può essere reclusi in carceri minorili sottoposti al medesimo ordinamento penale e penitenziario dei maggiorenni anche se con pene ridotte.
Nella maggior parte dei 47 paesi del Consiglio Europeo,  al momento, l’età minima per esercitare il diritto al voto è 18.  Nel 2007 l’Austria ha abbassato la soglia minima per le elezioni municipali, statali e nazionali a 16 anni. Ad oggi, anche alcuni Länder tedeschi, un cantone svizzero e tre dipendenze della Corona britannica hanno adottato la stessa misura.
Al fine di promuovere questa iniziativa è stato creato un forum di giovani europei sul cui sito web è possibile approfondire la tematica.
"Il divario tra le istituzioni democratiche, i rappresentanti eletti e i partiti politici, da un lato, i cittadini, dall'altro, è in crescita. La sfiducia verso la politica, la diffidenza verso i partiti politici e la complessità dei processi decisionali  sta creando un deficit democratico. Le classi dirigenti,  a tutti i livelli, devono riconoscere che la sostenibilità della democrazia dipende dalla partecipazione ai processi decisionali e all'organizzazione della società civile di tutti i cittadini, soprattutto delle giovani generazioni."
Abbassare l'età per esercitare il diritto di voto può essere un buon modo per "ricucire" lo strappo tra giovani e politica.

In Italia la situazione è questa:
  1. Per la Camera, diritto di voto a 18 anni ed eleggibilità a 25 (art.56 Costituzione);
  2. Per il Senato, diritto di voto a 25 anni ed eleggibilità a 40 (art.58 Costituzione).
Capisco che per qualcuno l'abbassamento ai 16 anni potrebbe risultare prematuro (anche se è necessario aprire un serio dibattito nel paese come suggerito dal Consiglio d'Europa) ma non comprendo il perché delle differenze tra i due rami del Parlamento.
Propongo perciò una legge Costituzionale per modificare l'art.58 al fine di uniformare la situazione del Senato e della Camera:
Art.58 modificato
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il diciottesimo anno di età.
Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il venticinquesimo anno.

venerdì 8 marzo 2013

Città della Scienza: che fare?

Vedere la parte museale di città della scienza in fiamme è stato un duro colpo al cuore per moltissimi napoletani (e non solo), me compreso. Nonostante le "ombre" che sin dalla nascita l'hanno attorniata, città della scienza rappresenta, per Napoli ed il Sud in generale, un simbolo di cultura, di riscatto e di futuro. Mentre gli inquirenti cercano di capire cosa sia realmente accaduto, in tutto il paese sono partite una serie di iniziative di solidarietà per ricostruire il museo e si è aperto (riaperto?) un dibattito sull'opportunità di ricostruire sopra le "macerie".
Ad essere sincero, ogni volta che passavo di lì (in auto, bici, correndo) mi chiedevo: perché così tanti mattoni a due passi dal mare in un luogo unico per bellezza naturalistica? Non sarebbe meglio "utilizzarlo", dopo averlo bonificato, per fini turistici (senza speculazioni immobiliari)? Ancora oggi sull'altra parte della strada (nello "spazio incubatore") si sta costruendo un enorme edificio in cemento (non so per quale uso). La questione è molto complessa, lo so, da anni si discute sul futuro della Bagnoli post-industriale e le idee, i progetti e gli interessi in gioco sono molto contrastanti. Visto quanto accaduto non sarebbe il caso di riflettere sul da farsi? Fosse per me, ricostruirei città della scienza a Scampia (magari al posto delle vele). In questo modo si otterrebbero due buoni risultati: 1) si creerebbe sviluppo e cultura in un quartiere degradato ma pieno di persone per bene che hanno voglia di riscatto e sono stufi dell'etichetta "Gomorra"; 2) si darebbe finalmente avvio alla riqualificazione di Bagnoli, restituendo la costa ai cittadini (e non solo napoletani) attraverso un sano progetto di sviluppo turistico.

mercoledì 6 marzo 2013

Articolo 67

Ieri Vittorio Crimi, portavoce del M5S al Senato, ha rilasciato una dichiarazione sul blog di Grillo al termine della quale dice:
"Le nostre parole di ieri in conferenza stampa sono state chiare e non lasciano dubbi. Abituatevi a chi dice sì per dire sì, no per dire no, senza interpretazioni. Ci aspettano alcuni giorni di lavoro e preparazione per questo tutti noi parlamentari abbiamo bisogno che ci lasciate lavorare. Garantiamo la coerenza, terremo la barra dritta: la nostra è una rivoluzione culturale pacifica e democratica e non la fermeremo, il nostro unico senso di responsabilità è verso gli elettori che ci hanno dato mandato di attuare questa rivoluzione culturale che è già in atto malgrado le resistenze di coloro che sono attaccati a poltrone e privilegi."
No, on. Crimi, l'articolo 67 della Costituzione della Repubblica italiana recita:
« Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato ».
Dunque i Parlamentari, di ogni schieramento, sono responsabili nei confronti di tutti i cittadini italiani e non solo nei confronti dei propri elettori. Ciò è ancor più vero quando i propri elettori non costituiscono la maggioranza assoluta dei votanti. Le rivoluzioni culturali non si fanno attraverso l'imposizione delle proprie idee (o si fa così o niente) ma attraverso il dialogo, il confronto ed anche il compromesso, quando questo non intacchi valori e principi irrinunciabili. Non credo che tutti i punti del vostro programma siano principi irrinunciabili. Basta tatticismi politici; il paese è in ginocchio; assumetevi le vostre responsabilità di fronte alla nazione intera!



venerdì 1 marzo 2013

I Tecnici non ne hanno azzeccata una!

Ancora oggi, in Italia e nel mondo, ci sono persone convinte che il prof. Monti, con i suoi tecnici, abbia salvato il paese! Tutti i dati macroeconomici, tranne lo spread, dicono esattamente il contrario. Ma c'è di più, dopo i conti sbagliati della Fornero sugli "esodati", oggi il sottosegretario all'economia, Gianfranco Polillo, ci dice che hanno sbagliato a fare i conti anche sull'IMU. C'è stato un extra-gettito non previsto di 4 miliardi di euro, per cui la proposta di Berlusconi di restituirla non è del tutto sbagliata.
Pensando alle parole di Monti del dicembre scorso: «Se si toglie l'IMU, tra un anno si dovrà rimettere doppia», la mia idea che questi signori non hanno capito nulla si rafforza sempre di più.
L'abbraccio del PD a Monti è stato determinante, a mio avviso, per la sconfitta! I montiani del PD non lo ammetteranno mai!