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venerdì 28 giugno 2013

E' una goccia nell'oceano

Lasciate perdere il democristiano ottimismo di Enrico Letta che commenta con una certa soddisfazione i risultati ottenuti al vertice del Consiglio Europeo. A ricondurci alla realtà è un tweet del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, nel quale ci dice che i fondi stanziati per l'occupazione giovanile sono solo una goccia nell'oceano!


Infatti, guardando le cifre nel dettaglio, ci si rende conto che i benefici ottenuti sono veramente miseri se rapportati alla dimensione del problema.
A febbraio 2013 era stato già deciso di riservare un fondo (Youth Guarantee) di sei miliardi di euro, da utilizzare tra 2014-2020 (1 miliardo all'anno) per incrementare l’occupazione giovanile nei 28 Stati Membri. Con il vertice di ieri si è deciso che il fondo di 6 miliardi potrà essere utilizzato interamente nel biennio 2014-2016 ed in più sono stati aggiunti altri 2 miliardi da spendere dopo il 2015.
In sostanza, facendo un confronto tra le diverse notizie riportate dai giornali, l'Italia potrà usufruire nel biennio 2014-2016 di circa 500 milioni e di altri 300 circa tra il 2016-2020 (qualcuno parla di 1,5 miliardi complessivi nel periodo 2014-2020 con il maggior impiego nei primi due anni). Le modalità d'impiego e le quantità non sono ancora chiarissime.
I fondi serviranno ad offrire ai giovani con meno di 25 anni un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine del periodo di studi o dalla data di licenziamento.
E' facile capire come questi interventi, anche quando condotti con la massima efficacia, siano assolutamente insufficienti anche solo per cominciare ad "aggredire" il problema disoccupazione. Qui un'analisi interessante di Peter Schwarz.
 Ma poi continuo a chiedermi: se non c'è domanda di bene e servizi, perché mai un'azienda dovrebbe, anche con incentivi, assumere giovani? A chi venderebbe il maggior numero di prodotti? Serve ridurre il cuneo fiscale!
Il bilancio europeo 2014-2020 nel suo complesso resta inchiodato al rigore, all'austerità e al consolidamento fiscale nonostante il quadro economico si faccia sempre più disastroso. 
Serve invertire la rotta ed adottare politiche di bilancio espansive, l'austerità ci ammazzerà tutti (ha già cominciato con i più "deboli"). Per far questo  abbiamo bisogno di leader coraggiosi e convintamente anti-austerità. Letta , a mio avviso, non lo è! Ricordate il bigliettino con il quale si metteva al servizio di Mario Monti neo-eletto presidente del Consiglio? Terminava con queste parole: "Per ora mi sembra tutto un miracolo. E allora i miracoli esistono! Enrico"







mercoledì 26 giugno 2013

1 Milione di Famiglie senza reddito

"Un milione di famiglie, il doppio rispetto a cinque anni fa, non può contare su alcun reddito da lavoro perché tutti i suoi componenti potenzialmente «attivi» sono disoccupati: l'impennata, fotografata dall'Istat, cresce di ritmo proprio nel 2012, quando i nuclei senza reddito sono aumentati del 32,5% rispetto a un anno prima. La tipologia più rappresentata è quella delle coppie con figli (419mila), ma il disagio cresce a vista d'occhio fra i 30mila padri single senza reddito, tre volte tanto rispetto al 2007." Il Sole 24ORE
Il reddito di cittadinanza in Italia purtroppo è un miraggio, ma un reddito di sostegno con vincolo di spesa obbligata mensile di 500€ per questo milione di famiglie senza reddito (con le dovute precauzioni per evitare imbrogli), quindi 6 miliardi di € anno, in modo da mettere subito soldi nelle tasche di chi non ha nulla è una cosa assurda? Il 20% circa ritornerebbe immediatamente allo stato ed il resto circolerebbe creando un bel pò di domanda e cosa più importante ridurrebbe il numero di disperati.
Ma uno stato può permettere che dei suoi cittadini muoiano di fame o di mancate cure? Per me questa è istigazione a delinquere. Tutti fanno i perbenisti quando accadono cose spiacevoli, ma uno in queste condizioni che deve fare?
Sinistra se ci sei batti un colpo!

martedì 18 giugno 2013

Europa in Depressione, Italia in Depressione Profonda.

In un post sul suo blog, Krugman riporta un grafico sull'andamento dell'occupazione in Europa dal 2005 ad oggi, estratto da un rapporto Eurostat pubblicato il 14 giugno.

L'economista americano ci fa notare che, dall'inizio della crisi (2008)  ad oggi, l'occupazione è costantemente calata, salvo un piccolo picco di crescita registrato a metà del 2009. Alla luce di questo dato disastroso,  tra l'altro non è l'unico, Krugman si chiede: "possibile che i leader europei non vedano in queste "prestazioni"  un segnale della presenza di qualcosa di fondamentalmente sbagliato nelle loro politiche, nella struttura del sistema euro, o in entrambi"? 
Già, possibile? In più, mi chiedo: possibile che molti cittadini italiani continuino a pensare che tutto ciò stia accadendo perché "abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità"? Ma passavate tutte le notti al "Billionaire"?

SVEGLIA! La politica dell'austerità espansiva è totalmente sbagliata, di espansivo ha solo la povertà! Bisogna invertire la rotta subito ("nel lungo termine siamo tutti morti") e per farlo occorre un piano straordinario europeo di investimenti. La crisi attuale è molto simile a quella del dopoguerra; vi ricordo che ne uscimmo grazie al piano Marshall! Altro che decreto del "Fare". 
La struttura dell'euro indubbiamente ha le sue criticità che potrebbero essere mitigate se non eliminate del tutto con la creazione di una banca centrale prestatrice di ultima istanza e “garante” del debito pubblico!
Attenzione, sarà difficile convincere gli italiani che serve più Europa se le cose continuano ad andare in questo modo!
P.S.
Dal rapporto Eurostat si evince che nel primo quadrimestre 2013 in Italia si è avuto un calo di occupazione rispetto al quadrimestre precedente pari a 1,2%. Peggio di noi hanno fatto solo Grecia (-2,3%), Portogallo (-2,2%), Spagna e Cipro (-1,3%). Vanno invece bene Lithuania (+2.4%), Estonia (+2.3%) e Lettonia (1.0%). Pronti ad emigrare nell'est?

domenica 16 giugno 2013

Congresso subito, aperto e non toccate lo Statuto!

In questi giorni si è "infiammato" il dibattito sul Congresso del PD. Ognuno ha una sua idea sul quando,  sul come e sul chi; pienamente legittimo. Tuttavia, sarebbe opportuno che tutti (e soprattutto gli iscritti) sapessero cosa dice lo Statuto in proposito. Qualora si volesse cambiare è necessario conoscerlo!
Allora, vediamo un po' i primi articoli.

CAPO I - Principi e soggetti della democrazia interna

                                                                          Articolo 1
(Principi della democrazia interna)

1. Il Partito Democratico è un partito federale costituito da elettori ed iscritti, fondato sul principio delle pari opportunità, secondo lo spirito degli articoli 2, 49 e 51 della Costituzione.

2. Il Partito Democratico affida alla partecipazione di tutte le sue elettrici e di tutti i suoi elettori le decisioni fondamentali che riguardano l’indirizzo politico, l’elezione delle più importanti cariche interne, la scelta delle candidature per le principali cariche istituzionali.

Articolo 2
(Soggetti fondamentali della vita democratica del Partito) 


3. Ai fini del presente Statuto, ove non diversamente indicato, per «elettori/elettrici» si intendono le persone che, cittadine e cittadini italiani nonché cittadine e cittadini dell’Unione europea residenti in Italia, cittadine e cittadini di altri Paesi in possesso di permesso di soggiorno, iscritti e non iscritti al Partito Democratico, dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell’Albo pubblico delle elettrici e degli elettori.


Articolo 9
(Scelta dell’indirizzo politico mediante elezione diretta del Segretario e dell’Assemblea nazionale) 

1. Le elezioni per il Segretario e per l’Assemblea nazionale sono disciplinate da un Regolamento approvato dalla Direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti.

2. Il procedimento elettorale è articolato in due fasi. Nella prima fase, che si conclude con lo svolgimento della Convenzione nazionale, le candidature a Segretario nazionale e le relative piattaforme politico-programmatiche sono sottoposte al vaglio degli iscritti. La seconda fase consiste nello svolgimento delle elezioni.

3. Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni.

8. Sono ammesse a partecipare alle elezioni, in qualità di elettrici ed elettori, tutte le persone che al momento del voto rientrino nei requisiti di cui all’art. 2 comma 3 e devolvano un contributo di entità contenuta.

Questo lo Statuto. Vediamo cosa dice il Regolamento per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale (Congresso 2009).


Articolo 11 
(Diritto e modalità di voto)
1. Possono partecipare al voto per l’elezione del Segretario e dell’Assemblea Nazionale, tutte le elettrici e gli elettori che, al momento del voto, rientrano nei requisiti di cui all’art. 2. comma 3, dello Statuto, ovvero le elettrici e gli elettori che sono registrati nell’Albo degli elettori e delle elettrici del Partito Democratico, o che, prima di esprimere il proprio voto, dichiarino e sottoscrivano la richiesta di registrazione.

Lo Statuto e il regolamento parlano chiaro: il Segretario e l'Assemblea vengono eletti da tutti gli elettori, iscritti e non, mentre le candidature alle varie cariche è riservata agli iscritti.
Personalmente, trovo ciò giustissimo; l'iscritto ha il "privilegio" di poter concorrere, premiando così il suo maggiore impegno nel Partito, ma agli elettori tutti (appartenenti all'Albo) spetta decidere su chi deve rappresentarli. Si garantisce così democraticità e partecipazione, gli elettori si sentiranno più coinvolti e capaci di incidere sulle scelte il che spingerà alcuni  a fare anche la tessera.
Ricordiamo che non di rado assistiamo all'acquisto di pacchetti di tessere da parte dei "capibastone" danarosi locali per cui il tesserato finisce per essere, in non pochi casi, semplicemente una "testa di legno" al servizio del "padrone", incapace di "intendere e volere" e capace solo di obbedire! 
Il Congresso finirebbe per tradursi in un "falso" confronto su idee e progetti; tutto verrà deciso altrove dall'oligarchia dei "potenti". Chissà perché ho la sensazione che ciò stia già avvenendo. Spero di sbagliarmi.
Insomma, non possono essere i 15 euro della tessera a stabilire chi ha diritto al voto e chi no! Non possiamo chiuderci in noi stessi!
L'apertura garantirà una massiccia partecipazione (a patto di fare le cose per bene) e quindi anche il tanto temuto pericolo di "inquinamento" del voto sarà minimizzato così come il fenomeno del "Signoraggio delle tessere". Non possiamo avere paura!
Veniamo alla data del Congresso. Sia nelle elezioni politiche (perse) sia in quelle amministrative (vinte in maniera schiacciante) si è avuto un forte calo degli elettori PD. Il motivo principale, a mio avviso, è la mancanza di un'identità chiara del partito. Quale idea di PAESE abbiamo? Qual è la nostra "agenda" (odio questa parola) su economia, lavoro, diritti, ecc. Vi prego non ditemi che è quella Monti perché potrei anche espatriare. Quale idea di SINISTRA abbiamo? Per dare risposte a queste domande e a tante altre serve al più presto  il CONGRESSO. Potrebbe cadere il governo delle "larghe attese" (tra l'altro non è quello per cui io e tanti altri abbiamo votato, vi prego basta con governi di emergenza, servizio, ecc... voglio un governo per il futuro!)? Potrebbe spaccarsi il PD? Sono rischi che dobbiamo correre altrimenti moriremo di strategia!
Non c'è più tempo da perdere, il Congresso va fatto entro ottobre, non possiamo non avere una linea politica chiara e condivisa dagli elettori. Quella del governo Letta non può essere la nostra (o almeno la mia).
Serve tanto coraggio e buona volontà lo so ma, parafrasando Togliatti, "da questa notte e da queste nebbie non si uscirà mai senza un nuovo Partito nuovo".

#CONGRESSOADESSO #APERTO  #NONTOCCATELOSTATUTO e che vincano le idee migliori (per me CIVATI ne ha tante ottime) ed il CAMBIAMENTO.






lunedì 3 giugno 2013

La spesa pubblica non è il problema!

Nello scorso febbraio, osservando dei dati Eurostat elaborati dal Politecnico di Milano, ho avanzato una tesi: in Italia non si spende troppo, si spende male. Su "Il Sole 24 ORE" di oggi, il prof. Riccardo Realfonzo, oltre ad avvalorare quanto da me sostenuto, ci dice che il nostro debito non dipende dall'eccesso di spesa ma bensì dalle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività dell'apparato produttivo, nell'insufficienza della domanda aggregata e io ci aggiungerei nell'incapacità e disonestà delle nostre classi dirigenti! Lasciate perdere l'austerità e i "Chigago Boys", ci riduranno alla fame!
"Non bisogna dunque stupirsi che la spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, sia inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell'area euro e della Germania, e di ben 4.500 euro rispetto alla Francia. E persino considerando gli interessi sul debito, che - come è ben noto - restano più alti di quelli tedeschi e francesi, la spesa pubblica pro capite italiana è inferiore di circa 1.800 euro alla media europea. Da tutto ciò consegue che, diversamente da quanto spesso si crede, il problema del debito pubblico italiano non deriva da un "eccesso" di spesa statale. Per questo, concentrarsi sul modo in cui tagliare la spesa pubblica al fine di abbattere il disavanzo e il debito pubblico rischia di lasciare pericolosamente nell'ombra le cause di fondo dei problemi italiani, che riposano nelle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività del nostro apparato produttivo,  nell'insufficienza della domanda aggregata. Solo una politica economica che si ponesse obiettivi lungimiranti di sviluppo potrebbe ambire anche a risolvere il problema del debito pubblico."