Il dibattito pubblico è un percorso di informazione, discussione e confronto pubblico su un’opera o una decisione di interesse generale, di grande portata, che permette al proponente, ente privato o pubblico, di far emergere le osservazioni critiche e le proposte sul progetto da parte di una pluralità di attori, anche singoli cittadini.
Lo strumento è nato in Francia, dove è stato istituito con la legge Barnier del 1995, per rispondere alla crescente conflittualità delle comunità locali verso le grandi opere.
Il dibattito, organizzato e gestito da un soggetto indipendente, deve consentire di:
a) mettere in discussione l’opportunità del progetto (realizzarlo o no?);
b) esaminare eventuali varianti;
c) discutere dell’impatto (economico, sociale, culturale, ambientale, ecc.) del progetto sullo sviluppo del territorio.
Le tappe fondamentali di un dibattito pubblico sono:
1) la predisposizione di un documento esplicativo sull´intervento progettato che sia esaustivo nei contenuti ma semplice nella forma in modo da essere comprensibile da un pubblico più ampio possibile;
2) l´organizzazione di una serie di assemblee pubbliche in cui si svolge un confronto tra sostenitori e oppositori garantendo che tutti i punti di vista siano ascoltati e che si possa ricorrere ad expertise tecniche;
3) la raccolta e la pubblicazione online delle opinioni dei cittadini singoli o organizzati;
4) la stesura e ampia diffusione di un rapporto sul dibattito e consegna al proponente;
5) la comunicazione pubblica della decisione in merito al proseguimento o meno dell’opera da parte del proponente che in ogni caso è tenuto a motivarla.
I tempi? Quattro mesi prorogabili a sei per le prime 4 fasi e massimo tre mesi per la quinta.
La procedura del Dibattito Pubblico, per quanto detto, da una parte garantisce una piena e trasparente informazione (basata su dati certi) sull'intervento in corso di progettazione a tutti i cittadini che vivono in un determinato territorio e dall'altra da loro la possibilità di esprimere il proprio parere sia come singoli sia come gruppi organizzati.
In Francia, il dibattito pubblico ha consentito di:
a) ridurre notevolmente la conflittualità “post decisione” tra i vari portatori di interesse che in Italia spesso porta al blocco delle opere e a scontri fisici sul “campo”;
b) migliorare la qualità dei progetti proposti (il proponente sa di dover “affrontare” il dibattito e perciò sarà portato a “prestare attenzione” a tutti i minimi particolari) e di quelli realizzati (grazie alle migliorie apportate in seguito alla discussione);
c) favorire la partecipazione alla vita pubblica dei cittadini con conseguente miglioramento del senso civico e dell’interesse per il bene comune.
Visto che si stanno redigendo gli Statuti delle Città Metropolitane, non sarebbe utile introdurre, anche solo in via sperimentale, questo strumento di democrazia partecipativa? Qualora si avessero buoni risultati si potrebbe poi estenderlo a tutti i livelli, dal locale al nazionale.
