Carlo Giuliani, come altre centinaia di migliaia di persone che in quel luglio del 2001 si recarono a Genova in occasione del G8, non era un black bloc, era semplicemente un giovane di 23 anni che credeva nella possibilità di un mondo diverso. Il 20 luglio Carlo è morto, ucciso da un proiettile partito dalla pistola di un carabiniere ventunenne e da una gip dei carabinieri che per ben due volte è passata sopra il suo corpo disteso in terra. In quegli stessi giorni, sono accaduti altri fatti violenti (Piazza Alimonda, Piazza Manin, Scuola Diaz e Bolzaneto i più noti) per i quali sono stati svolti diversi processi, si sono avute molte condanne in appello ed in certi casi si è in attesa della cassazione.
Devo ammettere che nei giorni seguenti agli avvenimenti, io avevo le idee molto confuse in merito, giornali e telegiornali riportavano versioni e dichiarazioni contrastanti. Da una parte le versioni istituzionali di alti dirigenti delle forze dell’ordine e dello stato, che sostenevano la legittimità dei comportamenti avuti, dall’altra le testimonianze dei partecipanti e di molte associazioni, anche internazionali, che denunciavano gravi violazioni dei diritti umani. L’opinione pubblica era spaccata in due.
La confusione è andata via via dissolvendosi nel corso dei giorni, in seguito ai numerosi video, foto e blog apparsi su internet, ma solo venerdì scorso 22/07/2011, dopo aver visto un reportage di Carlo Lucarelli (http://www.youtube.com/watch?v=c9I_tHhRUWE), posso dire di avere un quadro abbastanza chiaro e completo di quanto sia successo in quei gironi sebbene ci siano ancora alcune ombre, sulle quali credo non sarà fatta mai luce, come in altri tristi vicende della storia Italiana che vedono implicati i TRE POTERI dello stato.
“A Genova avvenne la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale” e la cosa ancor più grave è che questa sospensione fu il frutto di un piano criminoso studiato a tavolino, sia per il pre che per il post azione, da alcuni di quelli che il crimine lo dovrebbero combattere. La maggior parte di quei manifestanti era ed è gente pacifica, c’era sicuramente una minoranza di violenti (black bloc e non), ma niente può giustificare le azioni, commesse dagli squadristi in uniforme, degne delle peggiori operazioni condotte dalle SS naziste durante la seconda guerra mondiale.
Ascoltare il racconto di alcune vittime innocenti e di alcuni testimoni passivi di quegli atti barbarici e disumani e parallelamente vedere le scene che li ritraevano impauriti, sanguinanti e sofferenti, ascoltare le registrazioni provenienti dalla Questura che mettono in evidenza l’incapacità e la cattiva organizzazione dei preposti all’ordine pubblico ( "Noo! ... Hanno caricato le tute bianche, porco giuda! Loro dovevano andare in piazza Giusti, non verso Tolemaide... Hanno caricato le tute bianche che dovevano arrivare a piazza Verdi"), mi ha letteralmente inquietato. Inquietudine mista a rabbia e a frustrante impotenza, sapendo che era, tutto o quasi, premeditato.
Non oso nemmeno immaginare cosa portano dentro le persone direttamente coinvolte e se mai riusciranno a liberarsene, non oso nemmeno immaginare ciò che provano i genitori di Carlo che, ad oggi, non hanno ancora avuto la soddisfazione di veder compiersi un processo serio sulla morte del figlio.
Se a tutto questo, aggiungiamo che:
- molti reati sono stati o saranno prescritti;
- per molti non si è potuto procedere per l’impossibilità di individuare con precisione gli “squadristi” tra i tanti agenti che parteciparono all’azione;
- molti imputati hanno fatto carriera (pur essendo stati condannati in secondo grado http://www.lettera43.it/attualita/21177/il-g8-delle-promozioni.htm);
- il reato di tortura non è previsto nel nostro codice penale anche se vige l’obbligo in quanto firmatari della Convenzione ONU contro la Tortura del 1988;
- lo Stato Italiano (e quindi noi) ha dovuto sborsare circa 20 milioni di euro per risarcire i danni prodotti dai suoi squadristi;
- vi sono ancora “uomini di stato” come Maurizio Gasparri che, nonostante tutto, continuano a a fare dichiarazioni in favore di quegli squadristi (chissà come mai) http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/23/g8-genova-dopo-dieci-anni-in-diecimila-al-corteo/147426/;
allora l’inquietudine, la rabbia e la frustrazione si elevano all’ennesima potenza.
Carlo o una delle vittime delle torture poteva essere uno qualunque di noi che crede che un altro mondo sia possibile.
A mente un po’ più fredda mi rendo conto che i fatti e gli artefatti del G8 di Genova, i rifiuti di Napoli, le stragi di mafia, le maxi tangenti ai partiti, i furbetti di quartiere, i casi Bisignani, Papa, Milanese, Tedesco, Cuffaro, Romano ecc…, e mille altre vicende criminose hanno un denominatore comune: il MARCIUME DI QUESTO SISTEMA DI POTERE.
La strada verso la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza è ancora molto lunga e tortuosa.



