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domenica 17 marzo 2013

PD E' ORA DI CAMBIARE

E’ ORA DI CAMBIARE! 

Il risultato delle elezioni politiche appena svolte ci vede ancora una volta sconfitti. Il Partito Democratico è passato dal 33,7% del 2008 al 25,4% di oggi perdendo circa 3,5 milioni di voti. 
E’ evidente che si rende necessaria un’assunzione di responsabilità da parte di tutti ma soprattutto di coloro che in questi anni hanno guidato il Partito Democratico e che in buona parte sono gli stessi della sconfitta del 2008. 
Una classe dirigente per lo più “vecchia”, divisa in “mille” correnti,  spesso autoreferenziale, chiusa nelle stanze di “potere” e sempre più lontana dai reali problemi dei cittadini. 
Una classe dirigente che negli ultimi 18 mesi ha prestato troppa attenzione alle richieste provenienti dall'Europa e poca alle esigenze degli italiani e che non è riuscita a proporre, nella campagna elettorale, un'agenda concreta ed alternativa a quella fatta di solo sterile rigore.
Una classe dirigente che non è stata capace di censurare con forza comportamenti ambigui  e posizionamenti utilitaristici (si vedano ad esempio i casi "Regione Lazio e Lombardia" e "MPS") e che non ha mai affrontato in maniera definitiva la "questione morale".
Occorre pertanto un cambiamento radicale nella linea programmatica, nel "modus operandi" e nei “protagonisti” di vertice.
Bisogna dar vita ad un Partito nuovo che, superando le logiche di appartenenza, sia più vicino alla gente, più aperto, più snello, con meno “ragnatele” e “liturgie” e più adeguato ai tempi. 
Per realizzare tutto ciò serve un Congresso Straordinario immediato (maggio?), il che non si contrappone al giusto tentativo di Bersani di formare un Governo, anzi, come scrivo qui lo rafforzerebbe!
In ogni caso il ritorno alle urne non sarà troppo lontano e vista la complessità dei temi da discutere è opportuno che ci si prepari per tempo. Ricordo che la modifica fatta allo Statuto per consentire la partecipazione di Renzi e Puppato alle primarie di coalizione è transitoria, dunque in caso di nuove elezioni si riproporrebbe lo stesso "teatrino" sulle regole a cui abbiamo assistito l'autunno scorso e che a conti fatti non è piaciuto agli elettori.
Cosa si aspetta? Perché ridursi all'ultimo momento e combinare pasticci? Se si dovesse andare a votare a giugno, chi sarebbe il leader? Con quali regole lo si individuerebbe? Quale la piattaforma programmatica?
Serve tanto coraggio e buona volontà ma, parafrasando Togliatti, "da questa notte e da queste nebbie non si uscirà mai senza un nuovo Partito nuovo".



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