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sabato 1 novembre 2014

Eduardo: non è cosa di niente!

Ieri, 31 ottobre 2014, è stato il trentesimo anniversario dalla morte del grande Eduardo De Filippo.
Molti lo ricordano per la celebre frase "Ha da passa' 'a nuttata" (deve trascorrere la notte) tratta da "Napoli Milionaria" (qui un articolo molto bello che racconta, anche con parole di Eduardo, la prima messa in scena al Teatro San Carlo il 25 Marzo del 1945).
Il significato più generale con il quale la frase viene oramai utilizzata nel linguaggio comune è: si sta attraversando un periodo difficile, ma si è sicuri che se ne può uscire fuori; si deve avere solo pazienza, deve passare questo momento buio. 
Una frase sicuramente intrisa di ottimismo, speranza e fede ma ai più sfugge che il buio della "nottata" citata da De Filippo è in parte generato dagli uomini (la seconda guerra mondiale e relativa perdita dei valori morali e dell'onestà che investe la famiglia del protagonista) ed in parte dovuto alla fatalità (la malattia della figlia del protagonista).
Noi napoletani (ma in generale noi Italiani tutti) tendiamo ad utilizzarla come una sorta di auto-assoluzione qualsiasi cosa accada; ci affidiamo alla "provvidenza" affinché sia riportata la "luce", "dimenticando" che, molto spesso, l'abbiamo spenta noi e solo noi abbiamo il potere di riaccenderla.
Lo stesso Eduardo, in molte sue opere, ci richiama alla realtà delle cose.
Emblematico ed attualissimo è il brano, tratto dall'opera “Peppino Girella” del 1963, nel quale De Filippo ci invita a dare il giusto peso alle "cose" che accadono altrimenti, col "passarci sopra" sempre, si rischia, quando sono in gioco diritti e principi importanti, di perdere il valore di noi stessi e della nostra vita.
Oggi voglio ricordarlo così!


                                      

"Pure questa è cos’e niente, è vero?
Eh… è sempre cos’e niente.
Tutte le situazioni così le abbiamo risolte: è cos’e niente… è cos’e niente…
Non teniamo che mangiare: è cos’e niente.
Ci manca il necessario: è cos’e niente.
‘U padrone muore e io perdo il posto: vabbuo’, è cos’e niente… è cos’e niente.
Ci negano il diritto della vita: è cos’e niente.
Ci tolgono l’aria: vabbuo’, e che vvuò fa’? E’ cos’e niente…
Sempre cos’e niente…
Quanto sei bella. Quanto eri bella. E guarda a me, guarda che so’ diventato. A furia di dicere “è cos’e niente” siamo diventati cos’e niente io e te.
Chi ruba lavoro è come se rubasse danaro. Ma se onestamente non si può vivere!?
Jamm’, di’: “E’ cos’e niente…” io sto aspettando. Di’: “E vabbuo’, è cos’e niente!”. Di’!
E non piangere, che fai piangi? E’ cos’è niente. E se io esco e accido a qualcuno… è cos’e niente. E se io impazzisco e mi portano al manicomio e la gente ti domanda: “Ma scusate, ma vostro marito, ma perché è impazzito?”
Tu devi rispondere: “Così… per niente”.
E’ cos’e niente. E’ niente."


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