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sabato 9 aprile 2016

IL MIO SI AL REFERENDUM DEL 17 APRILE

Al di là dei numeri sulle piattaforme (ognuno ne da la propria interpretazione mettendo in evidenza i lati che più convengono, in ogni caso non stiamo parlando di cifre rilevanti per l'economia nazionale), il Referendum del 17 Aprile, per me, ha una valenza ben più "ampia".
Se non si fanno scelte politiche e provvedimenti legislativi ad hoc è difficile che vengano fuori idee nuove che possano portare innovazioni radicali nel mondo energetico.
Le lobbies delle fonti fossili, comprensibilmente, non hanno alcun interesse affinché ciò avvenga. Sono i governi che devono fare gli interessi dei paesi e dei cittadini. Ad oggi l'industria "green" è abbastanza avanti e con massicci investimenti potrebbe nel giro di 30 anni rendere le fonti fossili secondarie per il nostro fabbisogno. Investimenti sia pubblici sia privati, ma senza "ostacoli" legislativi è difficile che le multinazionali energetiche s'impegnino a fondo. Tenderanno a "spremere il limone" fino all'ultima goccia.
Alcuni governi stanno facendo scelte coraggiose e lungimiranti. La Svezia si è posta come obiettivo l'eliminazione, entro i prossimi 20 anni, della produzione di energia da fonti fossili, così come il Costarica. L'Olanda ha avviato l'iter parlamentare per lo stop alla vendita dal 2025 di auto a gasolio e benzina. Naturalmente ogni paese ha le sue peculiarità quindi è sbagliato richiedere semplicistiche "trasposizioni".
Ma l'Italia che obiettivi si è posta sul tema?
Se si va ad analizzare la genesi del referendum si capisce che questo governo non ha una chiara e lungimirante politica energetica, o meglio, diciamo che si attiene, con risultati molto buoni, alle direttive UE. Con lo SbloccaItalia (2014) si erano fatte delle scelte "pro-trivelle" e se non fosse stato per i quesiti referendari proposti dalle Regioni tutto sarebbe passato sotto silenzio. Nella legge di stabilità 2016, il governo ha fatto molti passi indietro fortunatamente. E' rimasto un solo quesito che secondo me è molto importante per diverse ragioni:
1) Ha aperto un dibattito nel paese sul tema, oggi siamo tutti mediamente più informati;
2) Ha costretto il Presidente del Consiglio a parlare di politica energetica;
3) Se vince il SI si conferma il principio che la nostra terra ed il nostro mare non possono essere concessi in eterno a chicchessia;
4) Le comunità locali devono essere sempre coinvolte in questioni che le riguardano da vicino, anche se si tratta di temi di valenza strategica nazionale. Si spiega, si dialoga e poi insieme si decide. Il "NO" delle comunità molto spesso è dovuto alla mancanza di informazione in partenza, alle decisioni calate dall'alto in maniera impositiva, ai numerosi danni causati da queste scelte per mancanza di un controllo adeguato.

Il 17 Aprile andrò a votare e voterò SI!

P.S. A chi interessano i numeri qui una lettura pro-NO e qui una pro-SI.