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giovedì 9 luglio 2015

La crisi la stanno pagando i più poveri!

Ieri (8 luglio) il  presidente Tito Boeri ha illustrato alla Camera il rapporto annuale INPS.
“In Italia 15 milioni di poveri. La crisi ha colpito chi già era in difficoltà”. 
L'aumento della disoccupazione e impoverimento della popolazione sono le due principali conseguenze della crisi economica in Italia ed in molti paesi europei.
In Italia, “tra il 2008 e il 2013 il 10% più povero della popolazione ha sperimentato una contrazione reale del proprio reddito di oltre un quarto (oltre il 25%), mentre il 10% più ricco ha subito un calo del proprio reddito disponibile del 5%: la crisi insomma ha colpito chi era già più in difficoltà”.
I pensionati con un reddito da pensione sotto i 1.000 euro sono 6,6 milioni. Si tratta del 42,5% del totale. 1,9 milioni di persone non superano nemmeno la soglia dei 500 euro.
La situazione è simile se non peggiore in molti altri paesi dell'Unione Europea. C'è anche chi se la cava abbastanza bene.
Di fronte a questi dati mi viene da fare due considerazioni:
  1. Qualora a qualcuno non fosse ancora chiaro, le politiche economiche europee a base di austerità hanno ridotto milioni di europei alla fame. Di espansivo in queste ricette c'è solo la povertà.
  2. Di fronte ad un paese come la Grecia che integra a 700 euro le pensioni più basse noi dovremmo dire: misura giusta, la si deve fare assolutamente anche in Italia perchè con meno di 500 euro non si può vivere. Invece la risposta, che di solito è data dall'italiano con reddito medio alto, è: noi stiamo facendo i sacrifici, li devono fare anche i greci. Questa è più o meno la risposta data a Tsipras, nell'assemblea di ieri, anche da parecchi europarlamentari (che guadagnano più di 10.000 euro al mese) di diversi stati, certificando così la loro incapacità di garantire ai propri cittadini condizioni di vita decenti. Ne andavano anche fieri.
Con questo non voglio assolutamente dire che l'Italia, ancor più la Grecia ed altre nazione dell'UE non avessero bisogno di profonde riforme strutturali, ma è evidente che, al di là di cosa è stato o non è stato fatto nei singoli paesi, la terapia esclusivamente basata su riduzione della spesa e tasse è stata troppo pesante ed applicata in tempi troppo brevi. Di investimenti per la crescita che favorissero l'aumento dell'occupazione si sono visti davvero pochi. In più, non sono state adottate misure sufficienti di contrasto alla povertà.
Senza entrare nell'analisi dei "malfunzionamenti" della moneta unica e delle istituzioni, si può, sulla base di queste considerazioni generali, senz'altro dire che l'Unione Europea va assolutamente cambiata, altrimenti assisteremo inesorabilmente alla sua disgregazione.