Pagine

Visualizzazione post con etichetta Austerità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Austerità. Mostra tutti i post

giovedì 9 luglio 2015

La crisi la stanno pagando i più poveri!

Ieri (8 luglio) il  presidente Tito Boeri ha illustrato alla Camera il rapporto annuale INPS.
“In Italia 15 milioni di poveri. La crisi ha colpito chi già era in difficoltà”. 
L'aumento della disoccupazione e impoverimento della popolazione sono le due principali conseguenze della crisi economica in Italia ed in molti paesi europei.
In Italia, “tra il 2008 e il 2013 il 10% più povero della popolazione ha sperimentato una contrazione reale del proprio reddito di oltre un quarto (oltre il 25%), mentre il 10% più ricco ha subito un calo del proprio reddito disponibile del 5%: la crisi insomma ha colpito chi era già più in difficoltà”.
I pensionati con un reddito da pensione sotto i 1.000 euro sono 6,6 milioni. Si tratta del 42,5% del totale. 1,9 milioni di persone non superano nemmeno la soglia dei 500 euro.
La situazione è simile se non peggiore in molti altri paesi dell'Unione Europea. C'è anche chi se la cava abbastanza bene.
Di fronte a questi dati mi viene da fare due considerazioni:
  1. Qualora a qualcuno non fosse ancora chiaro, le politiche economiche europee a base di austerità hanno ridotto milioni di europei alla fame. Di espansivo in queste ricette c'è solo la povertà.
  2. Di fronte ad un paese come la Grecia che integra a 700 euro le pensioni più basse noi dovremmo dire: misura giusta, la si deve fare assolutamente anche in Italia perchè con meno di 500 euro non si può vivere. Invece la risposta, che di solito è data dall'italiano con reddito medio alto, è: noi stiamo facendo i sacrifici, li devono fare anche i greci. Questa è più o meno la risposta data a Tsipras, nell'assemblea di ieri, anche da parecchi europarlamentari (che guadagnano più di 10.000 euro al mese) di diversi stati, certificando così la loro incapacità di garantire ai propri cittadini condizioni di vita decenti. Ne andavano anche fieri.
Con questo non voglio assolutamente dire che l'Italia, ancor più la Grecia ed altre nazione dell'UE non avessero bisogno di profonde riforme strutturali, ma è evidente che, al di là di cosa è stato o non è stato fatto nei singoli paesi, la terapia esclusivamente basata su riduzione della spesa e tasse è stata troppo pesante ed applicata in tempi troppo brevi. Di investimenti per la crescita che favorissero l'aumento dell'occupazione si sono visti davvero pochi. In più, non sono state adottate misure sufficienti di contrasto alla povertà.
Senza entrare nell'analisi dei "malfunzionamenti" della moneta unica e delle istituzioni, si può, sulla base di queste considerazioni generali, senz'altro dire che l'Unione Europea va assolutamente cambiata, altrimenti assisteremo inesorabilmente alla sua disgregazione.

lunedì 16 settembre 2013

Cuperlo: "rivoluzionario" alla feste PD e "governista" a Montecitorio

Alla festa PD di Milano Cuperlo fa dichiarazioni a mio avviso molto sconcertanti:
«Il Governo Letta è un governo necessario, che dobbiamo sostenere con forza e lealtà perchè ci sono questioni che vanno affrontate, vista la situazione italiana e quello che è successo alle elezioni, attraverso una larga condivisione parlamentare. Ma dopo aver fatto una legge elettorale che cambi il Porcellum, io penso che serva un governo che faccia scelte chiare e nette in direzione dell'equità, che guardi alla drammaticità dell'occupazione, alla situazione dei precari. Si, serve più sinistra». Cosi Gianni Cuperlo alla festa democratica di Milano.
«Per capirci, l'agenda Monti che molti hanno sostenuto non è la mia agenda - sottolinea Cuperlo - e le ricette di Ichino sul lavoro non sono le mie ricette. È ora che oltre i valori dell'efficienza, nella modernità ci sia spazio per i valori della giustizia sociale».


Da queste parole io deduco che il governo Letta non stia facendo scelte nette e chiare in direzione dell'equità (io parlerei di uguaglianza caro Gianni, son cose diverse) ma nonostante ciò Cuperlo le sta votando tutte in Parlamento! 
Insomma è un male necessario da "sostenere con forza e lealtà" fin quando non si cambia il Porcellum. Supponiamo che sia effettivamente così, per me è un male e basta che è stato scientemente voluto dai famosi 101. Dunque uno si aspetterebbe che Cuperlo e tutti i parlamentari che si sono schierati con lui (la maggioranza PD) si stiano battendo come leoni per far si che la questione della legge elettorale sia prioritaria. Aspettativa sbagliata. Ricordo a tutti che inizialmente, con buona pace di Cuperlo e dei suoi sostenitori, la legge elettorale era stata inserita nel pacchetto delle riforme costituzionali affidate al consiglio dei 35 famosi saggi che avrebbe "deliberato" dopo 15 mesi. Ricordo anche i no di buona parte del PD, Cuperlo compreso, alla mozione Giachetti che in sostanza proponeva un ritorno al Mattarellum in caso di caduta del governo.
La verità è che se Cuperlo veramente volesse cambiare la legge elettorale lo si potrebbe fare subito, visto che "D'Alemiani" e "Bersaniani" sono con lui e che anche i "renziani" ed il "solitario Civati sono da sempre favorevoli. Ma i 101 sono d'accordo?
"L'agenda Monti non è la mia agenda" dice, peccato che in Parlamento abbia sempre sostenuto le ricette "rigoriste" del ragionier Monti. A mia memoria, non ha mai fatto dichiarazioni contrarie e pare che a Montecitorio sia intervenuto 3 volte in 7 anni. Il suo lavoro alla Camera è stato per lo più incentrato sui temi etici ma oggi lo riscopriamo "economista keynesiano", ma solo alle feste PD! Dal mio punto di vista, Cuperlo predica bene (e lo sa fare) ma razzola male come molti del PD del resto. Keynes sosteneva che in recessione l'austerità genera solo altra recessione, i conti vanno messi a posto quando l'economia è in salute (come ha fatto la Germania nei primi anni 2000). Se sei Keynesiano non voti per il pareggio di bilancio in Costituzione, non voti la riforma del lavoro Fornero, non voti il "SalvaItalia" e non voti l'abolizione dell'IMU!
"Si serve più Sinistra" ma non a chiacchiere, nei fatti! Per essere credibile caro Cuperlo dovresti prendere esempio da Civati e dire: Le larghe intese non possono portare benefici al paese, occorre fare subito la legge elettorale (e quella di stabilità prevista in ottobre) in modo da poter andare alle elezioni a febbraio. Se non lo fai vuol dire che le "larghe intese" ti piacciono e magari sei anche uno dei 101. A proposito non ti ho mai sentito fare dichiarazioni in merito, come mai? Aspetto di essere smentito, nel caso mi scuso in anticipo.

mercoledì 21 agosto 2013

I mercati e le bugie dei politici

Negli Usa da alcuni anni la FED ha adottato una politica economica espansiva; seguendo i principi delle teorie Keynesiane, Ben Bernanke, direttore della banca centrale americana, ha messo in campo forti azioni di quantitative easing (in parole semplici fa stampare moneta) contribuendo così a sostenere la ripresa dell'economia che si sta registrando negli ultimi tempi negli Stati Uniti.
Naturalmente le critiche degli amanti dell'austerità espansiva sono cadute a pioggia nel corso di questi anni. Il tormentone dei neoliberisti europei e dei politici che ne subiscono il fascino è: per avere la fiducia dei mercati occorre avere i conti in ordini dunque rigore, austerità, rigore, austerità, rigore.... Martellano così tanto che i più tendono a crederci.
Poi succede che ogni volta che la Fed sta per rilasciare dei "rapporti" in cui potrebbe essere annunciata una stretta ai "cordoni della borsa USA" i mercati di tutto il mondo diventano nervosi e preoccupati.
Allora uno si chiede: chi è che dice balle? I mercati vogliono l'austerità espansiva o una politica monetaria espansiva? 
A giudicare dai risultati economici la ricetta giusta sembra essere quella adottata dal governo Obama; qui in Italia si continua imperterriti con il rigore e conseguente recessione in nome del "ce lo chiedono i mercati"!
BALLE, BALLE, BALLE!

sabato 6 luglio 2013

Il populismo dei tagli alla Spesa

A conferma di quanto già scritto qui e qui ho estratto stamane, dal database Eurostat, i dati relativi all'andamento (2003-2012) della spesa pubblica pro capite delle principali economie europee.


Ebbene cari fans del taglio selvaggio alla spesa, questi dati ancora una volta confermano che in Italia non si spende troppo, ma si spende male! Siamo gli ultimi tra le grandi economie europee. Questi dati tengono conto anche della spesa per interessi sul debito che come sappiamo è molto più alta in Italia, quindi la spesa netta pro capite è in realtà ancora più bassa. Molto probabilmente il leggero e costante aumento che si registra è tutto dovuto alla crescita degli interessi sul debito. E' interessante notare come a partire dal 2008 quasi tutti gli Stati, ad eccezione dell'Italia, abbiano aumentato la spesa pro capite (probabilmente per far fronte alla crisi) e che i prime tre siano fuori dall'eurozona. Perché si guarda all'Europa solo su alcune cose e su altre no? Che lo faccia la destra è comprensibile ma che lo faccia il PD è allucinante!
In tutte le trasmissioni televisive vengono continuamente mandati in onda servizi in cui si mostra come funzioni  alla grande il welfare nei paesi del nord europa, ma nessuno dice che in quei paesi la spesa pubblica è elevata così come il livello di tassazione. E' vero, in Italia la qualità e quantità dei servizi sono spesso pessime e per niente corrispondenti a quanto sborsiamo per le tasse. Le soluzioni al problema sono due:
  1. Chiedere con forza un welfare efficiente ed efficace a parità di spesa, ciò darebbe valore ai nostri salari, soprattutto a quelli medio-bassi. Se funzionano bene trasporti, ospedali, scuole, strade, amministrazioni pubbliche, ecc. la qualità della vita sarebbe decisamente migliore. Poi se si pagasse tutti si potrebbe pagare anche meno;
  2. Tagliare la spesa pubblica per adeguarla al livello dei servizi che riceviamo. Bisogna tener presente che in Italia i tagli di spesa corrispondono quasi sempre a tagli dei servizi pubblici. In tutto questo alcuni privati ci sguazzano. Piccolo grande esempio: pensate che se tutti gli ospedali funzionassero a dovere ci sarebbe bisogno di tutta questa sanità privata? Ma forse le cose non funzionano perché chi gestisce il pubblico (politici e/o amici di politici) hanno interessi privati negli stessi settori?
Naturalmente io sono per la prima soluzione e credo che dovrebbero esserlo anche tutti quelli che si definiscono di Sinistra. La spesa non va tagliata ma riprogrammata per renderla più efficiente, bisogna eliminare sprechi e ruberie e reinvestire il risparmio in spesa produttiva. Solo così avremo servizi di qualità per tutti e non solo per quelli che possono pagarseli. Inoltre, occorre ricordare che la spesa pubblica è PIL, quindi un suo taglio in questo momento non farebbe altro che peggiorare la situazione di crisi. 

Ma allora qual è il nostro problema?
«Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi venticinque anni. L’aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica... Le origini finanziarie e internazionali della crisi, cui si è soprattutto rivolta l’attenzione delle autorità di politica economica non devono far dimenticare che in Italia, più che in altri paesi, gli andamenti ciclici si sovrappongono a gravi debolezze strutturali..... I rappresentanti politici stentano a mediare tra interesse generale e interessi particolari: i cittadini ne ricevono segnali contrastanti e incerti..... Le imprese sono chiamate a uno sforzo eccezionale per garantire il successo della trasformazione, investendo risorse proprie, aprendosi alle opportunità di crescita, adeguando la struttura societaria e i modelli organizzativi, puntando sull’innovazione, sulla capacità di essere presenti sui mercati più dinamici.... Non bisogna aver timore del futuro, del cambiamento. Non si costruisce niente sulla difesa delle rendite e del proprio particolare, si arretra tutti». 
Parole queste del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali alla presentazione della relazione annuale 2012. L'analisi è impeccabile anche se tra le soluzioni proposte vien sempre fuori il rigore inteso come obbedienza ai folli vincoli fiscali europei, vabbè deformazione professionale dei banchieri. L'austerità non è la soluzione!

L'ultima considerazione che faccio e sulla classe politica. Nonostante le parole di Visco e quelle di Napolitano nel suo discorso alle camere per il suo secondo mandato, nonostante la situazione disastrosa in cui il paese si trova, oggi la maggior parte dei politici che sono alla guida del paese e che si ripropongono anche per il futuro sono proprio i principali attori di questo disastro chiamato Italia.

MEDITIAMO!



venerdì 28 giugno 2013

E' una goccia nell'oceano

Lasciate perdere il democristiano ottimismo di Enrico Letta che commenta con una certa soddisfazione i risultati ottenuti al vertice del Consiglio Europeo. A ricondurci alla realtà è un tweet del Presidente del Parlamento Europeo, Martin Schulz, nel quale ci dice che i fondi stanziati per l'occupazione giovanile sono solo una goccia nell'oceano!


Infatti, guardando le cifre nel dettaglio, ci si rende conto che i benefici ottenuti sono veramente miseri se rapportati alla dimensione del problema.
A febbraio 2013 era stato già deciso di riservare un fondo (Youth Guarantee) di sei miliardi di euro, da utilizzare tra 2014-2020 (1 miliardo all'anno) per incrementare l’occupazione giovanile nei 28 Stati Membri. Con il vertice di ieri si è deciso che il fondo di 6 miliardi potrà essere utilizzato interamente nel biennio 2014-2016 ed in più sono stati aggiunti altri 2 miliardi da spendere dopo il 2015.
In sostanza, facendo un confronto tra le diverse notizie riportate dai giornali, l'Italia potrà usufruire nel biennio 2014-2016 di circa 500 milioni e di altri 300 circa tra il 2016-2020 (qualcuno parla di 1,5 miliardi complessivi nel periodo 2014-2020 con il maggior impiego nei primi due anni). Le modalità d'impiego e le quantità non sono ancora chiarissime.
I fondi serviranno ad offrire ai giovani con meno di 25 anni un lavoro, uno stage o un periodo di apprendistato entro quattro mesi dalla fine del periodo di studi o dalla data di licenziamento.
E' facile capire come questi interventi, anche quando condotti con la massima efficacia, siano assolutamente insufficienti anche solo per cominciare ad "aggredire" il problema disoccupazione. Qui un'analisi interessante di Peter Schwarz.
 Ma poi continuo a chiedermi: se non c'è domanda di bene e servizi, perché mai un'azienda dovrebbe, anche con incentivi, assumere giovani? A chi venderebbe il maggior numero di prodotti? Serve ridurre il cuneo fiscale!
Il bilancio europeo 2014-2020 nel suo complesso resta inchiodato al rigore, all'austerità e al consolidamento fiscale nonostante il quadro economico si faccia sempre più disastroso. 
Serve invertire la rotta ed adottare politiche di bilancio espansive, l'austerità ci ammazzerà tutti (ha già cominciato con i più "deboli"). Per far questo  abbiamo bisogno di leader coraggiosi e convintamente anti-austerità. Letta , a mio avviso, non lo è! Ricordate il bigliettino con il quale si metteva al servizio di Mario Monti neo-eletto presidente del Consiglio? Terminava con queste parole: "Per ora mi sembra tutto un miracolo. E allora i miracoli esistono! Enrico"







martedì 18 giugno 2013

Europa in Depressione, Italia in Depressione Profonda.

In un post sul suo blog, Krugman riporta un grafico sull'andamento dell'occupazione in Europa dal 2005 ad oggi, estratto da un rapporto Eurostat pubblicato il 14 giugno.

L'economista americano ci fa notare che, dall'inizio della crisi (2008)  ad oggi, l'occupazione è costantemente calata, salvo un piccolo picco di crescita registrato a metà del 2009. Alla luce di questo dato disastroso,  tra l'altro non è l'unico, Krugman si chiede: "possibile che i leader europei non vedano in queste "prestazioni"  un segnale della presenza di qualcosa di fondamentalmente sbagliato nelle loro politiche, nella struttura del sistema euro, o in entrambi"? 
Già, possibile? In più, mi chiedo: possibile che molti cittadini italiani continuino a pensare che tutto ciò stia accadendo perché "abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità"? Ma passavate tutte le notti al "Billionaire"?

SVEGLIA! La politica dell'austerità espansiva è totalmente sbagliata, di espansivo ha solo la povertà! Bisogna invertire la rotta subito ("nel lungo termine siamo tutti morti") e per farlo occorre un piano straordinario europeo di investimenti. La crisi attuale è molto simile a quella del dopoguerra; vi ricordo che ne uscimmo grazie al piano Marshall! Altro che decreto del "Fare". 
La struttura dell'euro indubbiamente ha le sue criticità che potrebbero essere mitigate se non eliminate del tutto con la creazione di una banca centrale prestatrice di ultima istanza e “garante” del debito pubblico!
Attenzione, sarà difficile convincere gli italiani che serve più Europa se le cose continuano ad andare in questo modo!
P.S.
Dal rapporto Eurostat si evince che nel primo quadrimestre 2013 in Italia si è avuto un calo di occupazione rispetto al quadrimestre precedente pari a 1,2%. Peggio di noi hanno fatto solo Grecia (-2,3%), Portogallo (-2,2%), Spagna e Cipro (-1,3%). Vanno invece bene Lithuania (+2.4%), Estonia (+2.3%) e Lettonia (1.0%). Pronti ad emigrare nell'est?

lunedì 3 giugno 2013

La spesa pubblica non è il problema!

Nello scorso febbraio, osservando dei dati Eurostat elaborati dal Politecnico di Milano, ho avanzato una tesi: in Italia non si spende troppo, si spende male. Su "Il Sole 24 ORE" di oggi, il prof. Riccardo Realfonzo, oltre ad avvalorare quanto da me sostenuto, ci dice che il nostro debito non dipende dall'eccesso di spesa ma bensì dalle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività dell'apparato produttivo, nell'insufficienza della domanda aggregata e io ci aggiungerei nell'incapacità e disonestà delle nostre classi dirigenti! Lasciate perdere l'austerità e i "Chigago Boys", ci riduranno alla fame!
"Non bisogna dunque stupirsi che la spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, sia inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell'area euro e della Germania, e di ben 4.500 euro rispetto alla Francia. E persino considerando gli interessi sul debito, che - come è ben noto - restano più alti di quelli tedeschi e francesi, la spesa pubblica pro capite italiana è inferiore di circa 1.800 euro alla media europea. Da tutto ciò consegue che, diversamente da quanto spesso si crede, il problema del debito pubblico italiano non deriva da un "eccesso" di spesa statale. Per questo, concentrarsi sul modo in cui tagliare la spesa pubblica al fine di abbattere il disavanzo e il debito pubblico rischia di lasciare pericolosamente nell'ombra le cause di fondo dei problemi italiani, che riposano nelle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività del nostro apparato produttivo,  nell'insufficienza della domanda aggregata. Solo una politica economica che si ponesse obiettivi lungimiranti di sviluppo potrebbe ambire anche a risolvere il problema del debito pubblico."

sabato 19 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI

I dati macroeconomici dell' Eurozona mostrano chiaramente che le politiche di austerity che si stanno adottando sono fallimentari. La disoccupazione (dati Ocse) è in aumento ovunque, toccando in alcuni paesi (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) delle punte intollerabili soprattutto tra la popolazione giovanile.
Il PIL (ossia il "reddito" da beni e servizi prodotti) decresce spaventosamente nei paesi in difficoltà mentre comincia a frenare nei paesi più "sani" (si veda la Germania). Ciò non è dovuto allo spread, come  il "pensiero" neoliberista vuol farci credere, ma bensì al forte calo dei consumi e quindi della domanda di beni e servizi. Se il numero dei disoccupati, cassaintegrati, e dipendenti in mobilità cresce e per giunta vengono fatti tagli lineari alla spesa pubblica, chi spende? La povertà è in aumento nella maggior parte dell'area euro mentre i ricchi diventano sempre più ricchi , peccato che questa ricchezza venga utilizzata esclusivamente per accrescere patrimoni personali (immobiliari e/o finanziari) e non per investimenti produttivi (non si vuole criminalizzare nessuno, sto solo riportando un dato di fatto).
Siamo entrati nel pieno di una spirale recessiva che ci trascinerà a fondo se non si cambiano immediatamente e radicalmente le politiche economiche europee. Occorre un forte stimolo statale per rimettere in moto  l'economia e creare occupazione (bisogna rivedere a livello europeo, Patto di Stabilità e Crescita, Fiscal Compact e pareggio di bilancio al 2013). La spesa pubblica va ridotta nelle fasi di espansione/crescita e non in quelle di severa recessione; certo occorre eliminare gli sprechi e le "ruberie", ma il conseguente risparmio va riutilizzato in spesa produttiva per creare occupazione!!!! 
Piccolo esempio. "Supponiamo che lo Stato decida di dotare il Paese di una rete telematica ad alta velocità che arrivi in tutte le case, gratis o a prezzi molto contenuti (Clinton fece una cosa del genere). La realizzazione di questa infrastruttura andrebbe direttamente ad aumentare il PIL. Ma non finisce qui. L’azienda che realizza la rete (che eventualmente potrebbe essere anche un’azienda pubblica) dovrà comprare materiali, affittare sedi, investire in macchinari, ecc. Questo incrementerà la domanda dei beni necessari alla produzione. Dovrà anche assumere un certo numero di persone e pagare consulenze tecniche. Queste persone si ritroverebbero un reddito che prima non avevano e che spenderebbero, ad esempio, in alimenti, vestiti, divertimenti e accendendo un mutuo per comprare una casa. Ciò stimolerebbe la domanda di beni di consumo e appartamenti, oltre a stimolare il commercio. A loro volta i produttori di beni di consumo e appartamenti dovrebbero far fronte alla domanda crescente, e così via. Sebbene questo ciclo non sia infinito, in quanto ad ogni passaggio i vari soggetti tenderanno a non spendere tutto il proprio nuovo reddito ma ne risparmieranno una parte, è evidente che un l’intervento pubblico ha prodotto un aumento della domanda aggregata molto maggiore dell’investimento iniziale. Questo meccanismo è chiamato moltiplicatore keynesiano."
Detto da me che non sono un economista potrebbe risultare poco credibile, giusto!
In realtà è da tempo che alcuni economisti neo-keneysiani, premi nobel, come Krugman,  Stiglizt et al. lo gridano a gran voce ed ultimamente anche Blanchard (economista di punta del Fondo Monetario Europeo-FMI) ha lanciato l'allarme: da un confronto con i dati macroeconomici reali, pare che i modelli matematici alla base della politica europea di austerità siano totalmente errati. Qualche mese fa anche la Corte dei Conti Italiana aveva mosso forti dubbi sull'efficacia della terapia del "rigore".
Non è un caso che USA e Giappone (che ha un rapporto Debito/PIL quasi doppio rispetto a quello italiano), due delle più grandi economie del mondo, stiano adottando dei piani eccezionali di spesa pubblica, per rilanciare crescita ed occupazione sebbene la loro situazione non sia grave come la nostra. Non si preoccupano di aumentare il debito, ordinano alle banche nazionali di stampare moneta ( e lo possono fare perchè loro le banche nazionali le hanno), la priorità è la ripresa economica.
Cosa bisognerebbe fare più nel dettaglio? Su di un blog (Keynesblog) ho trovato delle risposte che trovo interessanti (non tutte) se applicate con serietà e rigore (in questo caso va bene!); le riporto integralmente.

"Che fare?
Elenchiamo una serie di ricette che sono state avanzate da più parti in questi mesi. Molte di queste trovano largo consenso nelle fila dell'economia critica, ma anche nella parte più avveduta del mainstream economico:
1) assumere come obiettivo vincolante la riduzione del peso del debito pubblico attraverso la crescita guidata dalla domanda interna e non attraverso i “sacrifici”;
2) trasformare la BCE in una vera Banca centrale, con tutti i poteri e doveri che le altre Banche centrali hanno nel mondo, a partire dalla possibilità di emettere moneta per finanziare il debito pubblico, poter prestare direttamente agli Stati, fungere da prestatore di ultima istanza per gli istituti di credito e investendola del dovere di favorire la crescita e non solo controllare l'inflazione;
3) trasformare l'Unione europea di una “transfer union” come gli USA, in cui il governo centrale si occupa di sostenere finanziariamente i singoli Stati;
4) rilanciare gli investimenti pubblici nella produzione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutture, ricerca, tutela ambientale, istruzione, salute), anche utilizzando lo strumento degli Eurobond, cioè i “BOT europei”, così da condividere il rischio del debito pubblico e avere una fonte di finanziamento diretto per i programmi comunitari di sviluppo;
5) istituire una vera imposta patrimoniale sia in funzione redistributiva che allo scopo di disincentivare la rendita e indurre invece agli investimenti;
6) favorire chi ha maggiore propensione al consumo, abbassando il carico fiscale sui lavoratori e sul ceto medio;

7) istituire una vera tassa sulle transazioni finanziarie e valutarie sul modello proposto da Keynes e James Tobin, una tassa che sia abbastanza elevata da sfavorire le transazioni a breve termine (tendenzialmente speculative) e quindi incentivare gli investimenti a più lunga scadenza;
8) favorire la centralizzazione dei capitali, superando l'idea che sia sempre vero che “piccolo è bello”: l'Italia ha invece disperato bisogno di “campioni nazionali” che in questi anni sono spariti o si sono indeboliti;
9) d'altro canto in molti casi i distretti industriali italiani non hanno superato la prova della globalizzazione e quindi vanno ripensati in un'ottica di nuova programmazione economica, guardando in particolar modo alle esperienze dei “cluster” negli altri paesi, con un importante ruolo pubblico anche nel trasferimento tecnologico;
10) ridare al settore pubblico un ruolo di peso nell'economia, bloccando le privatizzazioni dei servizi pubblici, mettendo al centro l'interesse collettivo e usando le grandi imprese nazionali ancora in mano pubblica come volani per lo sviluppo;
11) aumentare considerevolmente la spesa pubblica in ricerca, poiché il tessuto economico italiano è troppo frammentato in microimprese per potersi accollare i costi necessari;
12) usare la spesa pubblica per orientare la modernizzazione del sistema produttivo italiano e la sua indipendenza; due esempi concreti sono a) l'adozione obbligatoria del software libero nelle pubbliche amministrazioni, non tanto per favorire i risparmi ma soprattutto per stimolare la nascita e la crescita di imprese italiane nel settore, affrancandosi così dalla eccessiva dipendenza verso l'estero, e usando l'Università come laboratorio di innovazione tecnologica per la produzione di software libero come “bene collettivo”; b) domanda pubblica di energia verde e stimoli alla ricerca tecnologica e alla produzione
nazionale di impianti produttivi di energie pulite;
13) combattere la precarietà cancellando molte delle forme contrattuali oggi vigenti e favorendo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, sia attraverso un contratto di inserimento fortemente orientato alla formazione sia attraverso carichi che rendano antieconomico il ricorso ai contratti diversi dal tempo indeterminato;
14) rafforzare e tutelare il potere contrattuale dei lavoratori (in particolar modo attraverso Contratto nazionale di lavoro) in modo che i salari tendano a risalire per favorire la domanda interna e la crescita."




venerdì 28 settembre 2012

La Folle Austerità Europea

Paul Krugman, premio nobel per l'economia nel 2008, fa un interessante analisi sulla situazione della crisi Europea e delle ricette che si stanno utilizzando per uscirne. Il titolo dell'articolo dice tutto: "Europe’s Austerity Madness".
In sostanza Krugman (premio nobel dell'economia) ci dice che l'austerità non serve a farci uscire dalla situazione di crisi. Aumentare la disoccupazione e tagliare lo stato sociale serve solo a far soffrire la gente.
Bene fanno coloro che in questi giorni stanno scendendo in piazza a protestare ci dice l'economista.
Parla della Spagna, ma la situazione è molto simile alla nostra. Le colpe sono sostanzialmente degli speculatori finanziari (anche banche tedesche) e della classe politica che ad essi non è riuscita a porvi un freno anche perchè in alcuni casi vi è coincidenza o corrispondenza diretta tra le due "categorie". 
Qualcuno vuol farci credere (con i tedeschi ci sono riusciti in pieno) che le colpe sono degli italiani, spagnoli, greci che hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità ed ora è giusto che soffrano. Balle!!! E questa storia dei "compiti a casa" è l'ennesima presa per il culo anche perchè chi sta pagando di più sono i "poveracci" e non certo quei pochi che hanno vissuto veramente al di sopra delle proprie possibilità (vedi regione lazio).

Il mercato dei derivati (scommesse su fogli di carta) vale 10 volte il PIL mondiale (ovvero quello che realmente si produce). Il mercato finanziario va regolato a dovere altrimenti finirà con lo strangolarci tutti. L'obiettivo finale di chi specula è prendersi tutto, la nostra terra, la nostra casa, la nostra auto fino ad arrivare alla nostra libertà!

Madrid 26-09-2012