Nello scorso febbraio, osservando dei dati Eurostat elaborati dal Politecnico di Milano, ho avanzato una tesi: in Italia non si spende troppo, si spende male. Su "Il Sole 24 ORE" di oggi, il prof. Riccardo Realfonzo, oltre ad avvalorare quanto da me sostenuto, ci dice che il nostro debito non dipende dall'eccesso di spesa ma bensì dalle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività dell'apparato produttivo, nell'insufficienza della domanda aggregata e io ci aggiungerei nell'incapacità e disonestà delle nostre classi dirigenti! Lasciate perdere l'austerità e i "Chigago Boys", ci riduranno alla fame!
"Non bisogna dunque stupirsi che la spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, sia inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell'area euro e della Germania, e di ben 4.500 euro rispetto alla Francia. E persino considerando gli interessi sul debito, che - come è ben noto - restano più alti di quelli tedeschi e francesi, la spesa pubblica pro capite italiana è inferiore di circa 1.800 euro alla media europea.
Da tutto ciò consegue che, diversamente da quanto spesso si crede, il problema del debito pubblico italiano non deriva da un "eccesso" di spesa statale. Per questo, concentrarsi sul modo in cui tagliare la spesa pubblica al fine di abbattere il disavanzo e il debito pubblico rischia di lasciare pericolosamente nell'ombra le cause di fondo dei problemi italiani, che riposano nelle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività del nostro apparato produttivo, nell'insufficienza della domanda aggregata.
Solo una politica economica che si ponesse obiettivi lungimiranti di sviluppo potrebbe ambire anche a risolvere il problema del debito pubblico."