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venerdì 14 marzo 2014

Gli invisibili nella Renzinomics


"1000 euro netti all'anno a chi guadagna meno di 1500 euro al mese". E' senza dubbio questa la misura più "roboante" venuta fuori dal Consiglio dei Ministri del 12 marzo.
Premesso che: 

  1. occorre valutare le proposte nel loro complesso e lo si potrà fare solo quando saranno noti tutti i dettagli (coperture comprese);
  2. a mio avviso, in linee generali, c'è un'inversione di tendenza rispetto alle politiche fatte di solo rigore dei governi precedenti, anche se il paese avrebbe bisogno di shock molto più forti per dar vita ad una vera ripresa. I vincoli europei purtroppo ci limitano e Renzi da solo non può far molto in proposito.
Mi chiedo: perché dare 10 miliardi a chi un lavoro ce l'ha già e non pensare ad un reddito di cittadinanza per chi non ha nulla? Datemi dei motivi validi anche se solo di carattere macroeconomico. La propensione marginale al consumo dei soggetti senza reddito è quasi prossima all'unità (ossia spenderebbero quasi il 100%) ed in ogni caso maggiore di quelli che un reddito lo hanno già. Conseguentemente il moltiplicatore Keynesiano sarebbe maggiore e quindi maggiori sarebbero anche gli effetti benefici sul PIL.
Se poi vogliamo anche approcciare il tema della giustizia e solidarietà sociale si possono fare le seguenti osservazioni:
  1. quelli che si suicidano sono sempre disoccupati e non certo quelli che non possono andare a mangiare una pizza in più al mese;
  2. è molto probabile che avranno soldi in più anche nuclei familiari che non ne hanno affatto bisogno, es. lui operaio a 1200 euro e lei avvocato che guadagna 4000 euro al mese.
Sarebbero bastati 6 miliardi per dare una fonte di sostentamento ad 1 milione di famiglie senza reddito, come ho scritto qui.
Caro Matteo, devi fare assolutamente qualcosa anche per gli INVISIBILI!

mercoledì 14 agosto 2013

La ripresa c'è ma non in Italia. Perchè?


Leggendo l'articolo si vede che tra le crescite più forti, nell'ultimo trimestre, vi sono quelle di Germania (0,7%) e  Francia (0,5%), mentre l'Italia resta in recessione (-0,2%).
"Secondo l’ufficio di statistica tedesco l’incremento registrato nel secondo trimestre deriva principalmente dall’incremento dei consumi privati domestici e dalla spesa pubblica."
Duro colpo per i fanatici del taglio selvaggio alla spesa.
Per curiosità ho estratto stamattina dal database AMECO i dati di spesa dal 2008 in poi di Italia, Francia, Germania e Grecia. 
Come avevo già ipotizzato qui si vede che in Francia e Germania c'è stato, negli anni della crisi, un costante aumento della spesa ed oggi si registra un aumento del PIL. In Italia e in Grecia dove si tende a tagliare la recessione non si arresta!
Lo ripeto per la centesima volta: Keynes aveva ragione! In recessione non si taglia la spesa serve piuttosto spendere di più e meglio, altro che conti in ordine. Occorre rivedere il fiscal compact!
"...a Bruxelles e a Francoforte si cambi "paradigma" e si orientino le istituzioni verso le vere priorità da realizzare nell'Ue. Non bisogna insistere con l'austerity. Nell'Unione serve invece un piano di investimenti pubblici in infrastrutture intra-Ue, nell'economia verde, nelle piccole opere, e serve una più equa redistribuzione della ricchezza e una seria difesa dei redditi e del lavoro, delll'istruzione. Al centro delle politiche pubbliche devono esserci innovazione e ricerca, veri spillover trasversali di crescita generale.
Sembrano metaobiettivi.. ma senza una macrovisione e una politica che si orienti verso di essi, avremo solo altra recessione e meno democrazia economica." Keynes Blog.
Ecco i grafici:


lunedì 3 giugno 2013

La spesa pubblica non è il problema!

Nello scorso febbraio, osservando dei dati Eurostat elaborati dal Politecnico di Milano, ho avanzato una tesi: in Italia non si spende troppo, si spende male. Su "Il Sole 24 ORE" di oggi, il prof. Riccardo Realfonzo, oltre ad avvalorare quanto da me sostenuto, ci dice che il nostro debito non dipende dall'eccesso di spesa ma bensì dalle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività dell'apparato produttivo, nell'insufficienza della domanda aggregata e io ci aggiungerei nell'incapacità e disonestà delle nostre classi dirigenti! Lasciate perdere l'austerità e i "Chigago Boys", ci riduranno alla fame!
"Non bisogna dunque stupirsi che la spesa pubblica italiana annua per cittadino, al netto degli interessi, sia inferiore di oltre 2mila euro rispetto alla spesa media dell'area euro e della Germania, e di ben 4.500 euro rispetto alla Francia. E persino considerando gli interessi sul debito, che - come è ben noto - restano più alti di quelli tedeschi e francesi, la spesa pubblica pro capite italiana è inferiore di circa 1.800 euro alla media europea. Da tutto ciò consegue che, diversamente da quanto spesso si crede, il problema del debito pubblico italiano non deriva da un "eccesso" di spesa statale. Per questo, concentrarsi sul modo in cui tagliare la spesa pubblica al fine di abbattere il disavanzo e il debito pubblico rischia di lasciare pericolosamente nell'ombra le cause di fondo dei problemi italiani, che riposano nelle distorsioni del meccanismo delle entrate, nella scarsa competitività del nostro apparato produttivo,  nell'insufficienza della domanda aggregata. Solo una politica economica che si ponesse obiettivi lungimiranti di sviluppo potrebbe ambire anche a risolvere il problema del debito pubblico."

venerdì 22 febbraio 2013

Le BALLE della Commissione Europea

Sono state pubblicate oggi, dalla Commissione Europea,  le previsioni invernali sull'andamento dell'economia europea 2012-2014. La situazione è in continuo peggioramento, anche se nel comunicato si cerca in tutti i modi di addolcire la pillola. Le previsioni di crescita per il 2013 sono state nuovamente riviste al ribasso. In particolare, in Italia si prevede un calo del PIL del 1% (rispetto al 2012) a fronte dello 0,5% della precedente stima (7-Nov-2012). ANCORA RECESSIONE o meglio DEPRESSIONE.
Voi direte: "va bene, il modello utilizzato per il calcolo non è perfetto al 100% quindi, un errore ci può stare." Sono andato perciò a guardare i rapporti della Commissione Europea dal Novembre 2011 ad oggi ed ho riportato i dati previsionali (Italia, area euro ed Europa) nella seguente tabella.

Previsioni variazione PIL della Commissione Europea

Applicandosi un minuto, ci si accorge facilmente che gli errori sono sistematici!
Consideriamo, ad esempio, la prima riga (PIL Ita 2012), che riporta le previsioni sul PIL italiano per il 2012 rispetto a quello del 2011. A novembre 2011, si prevedeva una variazione pari a +0,1%; a febbraio 2012 la variazione è stata rivista al ribasso -1,3%; a Maggio 2012 ancora più giù, -1,4%; a Novembre 2012, -2,3%. A Febbraio 2013, il valore calcolato della variazione è di -2,2% (in rosso). PREVISIONI ERRATE!
Lo stesso si ha per il PIL 2012 area euro e Europa. La dinamica si sta ripetendo anche per le previsioni 2013.
Un non esperto in materia a questo punto direbbe: "forse c'è qualcosa che non va in questi modelli". In realtà, economisti esperti, quali Blanchard e Leigh (Fondo Monetario Internazionale), in uno studio pubblicato il mese scorso, hanno dimostrato che i modelli matematici alla base della politica di austerità europea sono sbagliati, confermando quanto economisti premi nobel (Krugman, Stiglitz et al.) sostenevano da tempo e da me riportato in molti precedenti post.
Brutte notizie sono previste (sempre nel comunicato) anche sulla disoccupazione: nel 2013 in Italia si attesterà all'11,6% e continuerà a crescere nel 2014, per arrivare al 12%. Le stime sulla disoccupazione non sono negative solo per il nostro Paese, ma per tutta la zona euro e, considerati gli errori sul calcolo previsionale del PIL, c'è da attendersi una situazione ancora peggiore!
E' "AUSTERICIDIO" (e a questo punto) DOLOSO!
Chi legge a questo punto si chiederà: "come'è possibile che accada tutto ciò? Perchè la Commissione Europea, i politici e i capi di stato lo stanno permettendo?"
Dal mio punto di vista (frutto dello studio di analisi svolte da esperti in materia) i motivi sono diversi:
  1. Gli economisti "responsabili" della politica economica europea sono neoliberisti, per loro il mercato è capace di regolarsi da solo; se siamo in questa situazione è perchè abbiamo vissuto troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità (vero solo in piccolissima parte, la crisi è stata determinate dalla bolla immobiliare Statunitense del 2008 propagatasi in Europa "grazie" agli speculatori finanziari e alle banche).
  2. In Europa la forza politica dominante è il partito popolare europeo (PPE), per capirci quello della Merkel ma anche di Monti, Berlusconi e Casini. La Germania inizialmente ci ha guadagnato in questa situazione ma adesso la sua economia comincia a frenare anche se, per il momento, i "meno" non ci sono nei dati macroeconomici (questione di tempo).
  3. Ammettere che si sta sbagliando significherebbe dover ammettere che le teorie neoliberiste sono fallimentari e dover rivedere totalmente i parametri del Fiscal Compact e quindi il pareggio di bilancio in Costituzione.
  4. In questa situazione la gente comune si sta impoverendo ma l'1% sta diventando sempre più ricco. Io non ci giurerei sull'indipendenza degli economisti che stanno dettando la politica di austerity.
Fino a quando si proseguirà su questa strada? Quante persone dovranno ancora essere ridotte alla fame o spinte al suicidio?
Io spero in una schiacciante vittoria del centro-sinistra (sebbene gli riconosca diverse  colpe) alle prossime elezioni, in modo da avere un governo stabile e totalmente indipendente dal rigor Montis e da mister Bunga Bunga.
Bersani, Hollande e gli altri capi di stato dei paesi in difficoltà potranno fare grosse pressioni sulla Merkel (sperando che a novembre perda le sue elezioni) e riuscire ad invertire la rotta dell'Austerità.
E' necessario rivedere il fiscal compact, se non si fa debito per investire in spesa produttiva (seria e sana) non  ne usciremo mai o al massimo ne usciremo tra dieci anni avendo "bruciato" più di una generazione!


mercoledì 6 febbraio 2013

In Italia non si spende troppo, si spende male!


Sfatiamo un mito, in Italia non si spende troppo, si spende male! 
Nessuno mi crederà lo so, il pensiero neoliberista dominante ormai imperversa incontrastato in Europa ed ha convinto quasi tutti (grazie alla complicità della cattiva informazione) che il nemico numero uno del paese sia la spesa pubblica. Non a caso l'argomento più gettonato in questa campagna elettorale è come e dove effettuare i tagli di spesa. Vediamo chi mente e/o “legge” i dati a proprio uso e consumo.
Di seguito riporto una tabella elaborata dal Politecnico di Milano che ha messo a confronto le voci di spesa della Pubblica Amministrazione italiana con quelle dei principali Paesi europei (la fonte dei dati è Eurostat). 
Dalla quarta riga si evince che la spesa pubblica pro capite italiana è stata nel 2010 di 12.965€, cifra nettamente inferiore a quella tedesca (14.495€), francese (16.935€) e inglese (13.825); solo la Spagna (10.430€) sta messa peggio di noi. 
Se si vanno a rapportare questi dati rispetto al PIL (quinta riga) si vede che spendiamo (50,6%) decisamente meno della Francia (56,6%), leggermente di più dell’Inghilterra (50,2%) e moderatamente di più di Germania (47,5%) e Spagna (45,7). 
Come si può facilmente notare, passando dal valore pro capite a quello relativo al PIL, la nostra posizione “peggiora”, ma la colpa è di quanto si è speso o del fatto che il nostro PIL nel 2010 (e non solo) è stato molto più basso rispetto a quello degli altri paesi? 
Per me la risposta è ovvia e dovrebbe esserlo anche per chi ci governa/erà. 
Tagliare ulteriormente la spesa non serve anzi è controproducente in periodi di recessione come ho già scritto qui. Sicuramente, visti i servizi spesso scadenti che ci ritroviamo, occorre “lavorare” sulla qualità ed eliminare sprechi e ruberie ma, le risorse recuperate vanno riutilizzate in spesa produttiva. 
Mi piacerebbe che in questa campagna elettorale i politici si sfidassero su proposte concrete per la crescita invece di fare a gara su chi taglia meglio e di più (quando non stanno ad insultarsi). Mi rendo conto che creare è più difficile di tagliare (per quello siamo bravi tutti e i disastri di Monti ne sono una prova), ma ciò, cari “signori”, non dovrebbe essere un problema; voi rappresentate il meglio di quanto l’Italia possa “esprimere”, o no?
In ogni caso ricordate che il PIL è “ignorante”.

domenica 3 febbraio 2013

L'ignoranza del PIL !

Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava -tra l'altro- l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate. Nove mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.
Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.
Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.
Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.
Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.
Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani."
Oggi leggo sul Fatto Quotidiano : "Stati Uniti, le lobby educano i bambini: milioni spesi per ‘avvicinarli’ alle armi. Uno studio della "Confcommercio" dei produttori di pistole e fucili: "Azionisti e manager dovrebbero pensare a programmi rivolti ai bambini under 12". La legge proibisce la vendita ai minorenni, ma alle industrie non interessa: non serve che ne comprino una, ma che ne abbiano una tra le mani. Così i ragazzini possono diventare "testimonial" con i propri amichetti."
Anche la vendita delle armi fa aumentare il PIL come fu denunciato da Kennedy nel 1968. Un motivo in più per assassinarlo?

sabato 19 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI

I dati macroeconomici dell' Eurozona mostrano chiaramente che le politiche di austerity che si stanno adottando sono fallimentari. La disoccupazione (dati Ocse) è in aumento ovunque, toccando in alcuni paesi (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) delle punte intollerabili soprattutto tra la popolazione giovanile.
Il PIL (ossia il "reddito" da beni e servizi prodotti) decresce spaventosamente nei paesi in difficoltà mentre comincia a frenare nei paesi più "sani" (si veda la Germania). Ciò non è dovuto allo spread, come  il "pensiero" neoliberista vuol farci credere, ma bensì al forte calo dei consumi e quindi della domanda di beni e servizi. Se il numero dei disoccupati, cassaintegrati, e dipendenti in mobilità cresce e per giunta vengono fatti tagli lineari alla spesa pubblica, chi spende? La povertà è in aumento nella maggior parte dell'area euro mentre i ricchi diventano sempre più ricchi , peccato che questa ricchezza venga utilizzata esclusivamente per accrescere patrimoni personali (immobiliari e/o finanziari) e non per investimenti produttivi (non si vuole criminalizzare nessuno, sto solo riportando un dato di fatto).
Siamo entrati nel pieno di una spirale recessiva che ci trascinerà a fondo se non si cambiano immediatamente e radicalmente le politiche economiche europee. Occorre un forte stimolo statale per rimettere in moto  l'economia e creare occupazione (bisogna rivedere a livello europeo, Patto di Stabilità e Crescita, Fiscal Compact e pareggio di bilancio al 2013). La spesa pubblica va ridotta nelle fasi di espansione/crescita e non in quelle di severa recessione; certo occorre eliminare gli sprechi e le "ruberie", ma il conseguente risparmio va riutilizzato in spesa produttiva per creare occupazione!!!! 
Piccolo esempio. "Supponiamo che lo Stato decida di dotare il Paese di una rete telematica ad alta velocità che arrivi in tutte le case, gratis o a prezzi molto contenuti (Clinton fece una cosa del genere). La realizzazione di questa infrastruttura andrebbe direttamente ad aumentare il PIL. Ma non finisce qui. L’azienda che realizza la rete (che eventualmente potrebbe essere anche un’azienda pubblica) dovrà comprare materiali, affittare sedi, investire in macchinari, ecc. Questo incrementerà la domanda dei beni necessari alla produzione. Dovrà anche assumere un certo numero di persone e pagare consulenze tecniche. Queste persone si ritroverebbero un reddito che prima non avevano e che spenderebbero, ad esempio, in alimenti, vestiti, divertimenti e accendendo un mutuo per comprare una casa. Ciò stimolerebbe la domanda di beni di consumo e appartamenti, oltre a stimolare il commercio. A loro volta i produttori di beni di consumo e appartamenti dovrebbero far fronte alla domanda crescente, e così via. Sebbene questo ciclo non sia infinito, in quanto ad ogni passaggio i vari soggetti tenderanno a non spendere tutto il proprio nuovo reddito ma ne risparmieranno una parte, è evidente che un l’intervento pubblico ha prodotto un aumento della domanda aggregata molto maggiore dell’investimento iniziale. Questo meccanismo è chiamato moltiplicatore keynesiano."
Detto da me che non sono un economista potrebbe risultare poco credibile, giusto!
In realtà è da tempo che alcuni economisti neo-keneysiani, premi nobel, come Krugman,  Stiglizt et al. lo gridano a gran voce ed ultimamente anche Blanchard (economista di punta del Fondo Monetario Europeo-FMI) ha lanciato l'allarme: da un confronto con i dati macroeconomici reali, pare che i modelli matematici alla base della politica europea di austerità siano totalmente errati. Qualche mese fa anche la Corte dei Conti Italiana aveva mosso forti dubbi sull'efficacia della terapia del "rigore".
Non è un caso che USA e Giappone (che ha un rapporto Debito/PIL quasi doppio rispetto a quello italiano), due delle più grandi economie del mondo, stiano adottando dei piani eccezionali di spesa pubblica, per rilanciare crescita ed occupazione sebbene la loro situazione non sia grave come la nostra. Non si preoccupano di aumentare il debito, ordinano alle banche nazionali di stampare moneta ( e lo possono fare perchè loro le banche nazionali le hanno), la priorità è la ripresa economica.
Cosa bisognerebbe fare più nel dettaglio? Su di un blog (Keynesblog) ho trovato delle risposte che trovo interessanti (non tutte) se applicate con serietà e rigore (in questo caso va bene!); le riporto integralmente.

"Che fare?
Elenchiamo una serie di ricette che sono state avanzate da più parti in questi mesi. Molte di queste trovano largo consenso nelle fila dell'economia critica, ma anche nella parte più avveduta del mainstream economico:
1) assumere come obiettivo vincolante la riduzione del peso del debito pubblico attraverso la crescita guidata dalla domanda interna e non attraverso i “sacrifici”;
2) trasformare la BCE in una vera Banca centrale, con tutti i poteri e doveri che le altre Banche centrali hanno nel mondo, a partire dalla possibilità di emettere moneta per finanziare il debito pubblico, poter prestare direttamente agli Stati, fungere da prestatore di ultima istanza per gli istituti di credito e investendola del dovere di favorire la crescita e non solo controllare l'inflazione;
3) trasformare l'Unione europea di una “transfer union” come gli USA, in cui il governo centrale si occupa di sostenere finanziariamente i singoli Stati;
4) rilanciare gli investimenti pubblici nella produzione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutture, ricerca, tutela ambientale, istruzione, salute), anche utilizzando lo strumento degli Eurobond, cioè i “BOT europei”, così da condividere il rischio del debito pubblico e avere una fonte di finanziamento diretto per i programmi comunitari di sviluppo;
5) istituire una vera imposta patrimoniale sia in funzione redistributiva che allo scopo di disincentivare la rendita e indurre invece agli investimenti;
6) favorire chi ha maggiore propensione al consumo, abbassando il carico fiscale sui lavoratori e sul ceto medio;

7) istituire una vera tassa sulle transazioni finanziarie e valutarie sul modello proposto da Keynes e James Tobin, una tassa che sia abbastanza elevata da sfavorire le transazioni a breve termine (tendenzialmente speculative) e quindi incentivare gli investimenti a più lunga scadenza;
8) favorire la centralizzazione dei capitali, superando l'idea che sia sempre vero che “piccolo è bello”: l'Italia ha invece disperato bisogno di “campioni nazionali” che in questi anni sono spariti o si sono indeboliti;
9) d'altro canto in molti casi i distretti industriali italiani non hanno superato la prova della globalizzazione e quindi vanno ripensati in un'ottica di nuova programmazione economica, guardando in particolar modo alle esperienze dei “cluster” negli altri paesi, con un importante ruolo pubblico anche nel trasferimento tecnologico;
10) ridare al settore pubblico un ruolo di peso nell'economia, bloccando le privatizzazioni dei servizi pubblici, mettendo al centro l'interesse collettivo e usando le grandi imprese nazionali ancora in mano pubblica come volani per lo sviluppo;
11) aumentare considerevolmente la spesa pubblica in ricerca, poiché il tessuto economico italiano è troppo frammentato in microimprese per potersi accollare i costi necessari;
12) usare la spesa pubblica per orientare la modernizzazione del sistema produttivo italiano e la sua indipendenza; due esempi concreti sono a) l'adozione obbligatoria del software libero nelle pubbliche amministrazioni, non tanto per favorire i risparmi ma soprattutto per stimolare la nascita e la crescita di imprese italiane nel settore, affrancandosi così dalla eccessiva dipendenza verso l'estero, e usando l'Università come laboratorio di innovazione tecnologica per la produzione di software libero come “bene collettivo”; b) domanda pubblica di energia verde e stimoli alla ricerca tecnologica e alla produzione
nazionale di impianti produttivi di energie pulite;
13) combattere la precarietà cancellando molte delle forme contrattuali oggi vigenti e favorendo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, sia attraverso un contratto di inserimento fortemente orientato alla formazione sia attraverso carichi che rendano antieconomico il ricorso ai contratti diversi dal tempo indeterminato;
14) rafforzare e tutelare il potere contrattuale dei lavoratori (in particolar modo attraverso Contratto nazionale di lavoro) in modo che i salari tendano a risalire per favorire la domanda interna e la crescita."