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mercoledì 14 agosto 2013

La ripresa c'è ma non in Italia. Perchè?


Leggendo l'articolo si vede che tra le crescite più forti, nell'ultimo trimestre, vi sono quelle di Germania (0,7%) e  Francia (0,5%), mentre l'Italia resta in recessione (-0,2%).
"Secondo l’ufficio di statistica tedesco l’incremento registrato nel secondo trimestre deriva principalmente dall’incremento dei consumi privati domestici e dalla spesa pubblica."
Duro colpo per i fanatici del taglio selvaggio alla spesa.
Per curiosità ho estratto stamattina dal database AMECO i dati di spesa dal 2008 in poi di Italia, Francia, Germania e Grecia. 
Come avevo già ipotizzato qui si vede che in Francia e Germania c'è stato, negli anni della crisi, un costante aumento della spesa ed oggi si registra un aumento del PIL. In Italia e in Grecia dove si tende a tagliare la recessione non si arresta!
Lo ripeto per la centesima volta: Keynes aveva ragione! In recessione non si taglia la spesa serve piuttosto spendere di più e meglio, altro che conti in ordine. Occorre rivedere il fiscal compact!
"...a Bruxelles e a Francoforte si cambi "paradigma" e si orientino le istituzioni verso le vere priorità da realizzare nell'Ue. Non bisogna insistere con l'austerity. Nell'Unione serve invece un piano di investimenti pubblici in infrastrutture intra-Ue, nell'economia verde, nelle piccole opere, e serve una più equa redistribuzione della ricchezza e una seria difesa dei redditi e del lavoro, delll'istruzione. Al centro delle politiche pubbliche devono esserci innovazione e ricerca, veri spillover trasversali di crescita generale.
Sembrano metaobiettivi.. ma senza una macrovisione e una politica che si orienti verso di essi, avremo solo altra recessione e meno democrazia economica." Keynes Blog.
Ecco i grafici:


martedì 18 giugno 2013

Europa in Depressione, Italia in Depressione Profonda.

In un post sul suo blog, Krugman riporta un grafico sull'andamento dell'occupazione in Europa dal 2005 ad oggi, estratto da un rapporto Eurostat pubblicato il 14 giugno.

L'economista americano ci fa notare che, dall'inizio della crisi (2008)  ad oggi, l'occupazione è costantemente calata, salvo un piccolo picco di crescita registrato a metà del 2009. Alla luce di questo dato disastroso,  tra l'altro non è l'unico, Krugman si chiede: "possibile che i leader europei non vedano in queste "prestazioni"  un segnale della presenza di qualcosa di fondamentalmente sbagliato nelle loro politiche, nella struttura del sistema euro, o in entrambi"? 
Già, possibile? In più, mi chiedo: possibile che molti cittadini italiani continuino a pensare che tutto ciò stia accadendo perché "abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità"? Ma passavate tutte le notti al "Billionaire"?

SVEGLIA! La politica dell'austerità espansiva è totalmente sbagliata, di espansivo ha solo la povertà! Bisogna invertire la rotta subito ("nel lungo termine siamo tutti morti") e per farlo occorre un piano straordinario europeo di investimenti. La crisi attuale è molto simile a quella del dopoguerra; vi ricordo che ne uscimmo grazie al piano Marshall! Altro che decreto del "Fare". 
La struttura dell'euro indubbiamente ha le sue criticità che potrebbero essere mitigate se non eliminate del tutto con la creazione di una banca centrale prestatrice di ultima istanza e “garante” del debito pubblico!
Attenzione, sarà difficile convincere gli italiani che serve più Europa se le cose continuano ad andare in questo modo!
P.S.
Dal rapporto Eurostat si evince che nel primo quadrimestre 2013 in Italia si è avuto un calo di occupazione rispetto al quadrimestre precedente pari a 1,2%. Peggio di noi hanno fatto solo Grecia (-2,3%), Portogallo (-2,2%), Spagna e Cipro (-1,3%). Vanno invece bene Lithuania (+2.4%), Estonia (+2.3%) e Lettonia (1.0%). Pronti ad emigrare nell'est?

mercoledì 27 febbraio 2013

Governo si Governo no: FATE PRESTO

Le elezioni ci hanno consegnato un quadro politico molto complesso che pone il paese in grande difficoltà. Il centrosinistra ha la maggioranza dei seggi alla Camera ma non al Senato, il M5S è il secondo partito, la lista Monti è stata pesantemente ridimensionata tanto da risultare ininfluente ai fini della formazione di un possibile governo e il centrodestra è riuscito a "risorgere dalle ceneri" grazie alla grande capacità di Berlusconi di "parlare alla pancia" degli italiani. 
Prima di fare delle ipotesi sul come uscire da questa situazione di stallo, che potrebbe far precipitare il paese nel baratro, sarebbe il caso di chiedersi cosa veramente gli italiani hanno voluto esprimere votando in questo modo.
A mio avviso le principali richieste degli italiani sono tre:
  1. "Anti-Montismo" e "anti-austerità".
  2. Rinnovamento della classe dirigente del Paese (e non solo quella politica);
  3. Questione morale in tutte le sue declinazioni - "La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico." E. Berlinguer.
L'unica richiesta trasversale, da sinistra a destra e dall'alto in basso (così non scontentiamo il M5S), è la prima, eppure se ne parla pochissimo.
Il paese è allo stremo, i disoccupati aumentano, le imprese chiudono, il PIL cala, il debito aumenta e non si vedono prospettive di uscita dalla crisi. Berlusconi, il M5S ed anche il PD sebbene in maniera più soft, hanno fatto proposte (diverse tra loro e più o meno credibili) che vanno nella direzione opposta dell'austerity (reddito di cittadinanza; eliminazione dell'IMU, condoni vari, diminuzione dell'IRAP, ecc...). 
Molti si sono stupiti dei risultati raggiunti da Berlusconi, dato ormai per "morto" ma, in un paese in cui l'80% degli italiani possiede una casa di proprietà, in regioni in cui l'abusivismo edilizio è la norma e nessuno si è assunto mai la responsabilità di trovare una soluzione accettabile e percorribile al problema, nel paese con uno dei più alti tassi di evasione fiscale d'Europa e con numero di liti fiscali pendenti esorbitante, livello di tassazione tra i più alti ed in cambio bassissima qualità dei servizi, non c'è da stupirsi che le sue proposte facciano breccia tra la popolazione. In un momento di crisi come questo è difficile spiegare agli italiani che le colpe maggiori sono proprio di chi si è proposto come salvatore della patria.
Ma torniamo a noi e a quali sono le possibilità per uscire dallo stallo. Innanzitutto, è indispensabile che tutti i "giocatori" abbiano in mente una cosa: vince la partita chi "Salva" l'Italia e non chi fa vincere la propria "squadra". Questo per me equivale a: dotare il paese di un governo,  liberarci del berlusconismo  e far ripartire la crescita (gli speculatori finanziari ci hanno già "puntato").
Il pallino del gioco è nelle mani di Bersani. Quali sono a questo punto le possibilità?
  1. Bersani (e non altri sia perché ha vinto le primarie sia perché potrebbero "bruciarsi") presenti una squadra di governo totalmente rinnovata ed un programma con pochi punti chiari tra cui è indispensabile che vi sia una proposta di politica economica a "marchio PD" di stampo Keynesiano/anti-austerity (pare che Stiglitz sia stato un ispiratore di Grillo) in modo da alleviare le "sofferenze" degli italiani ed avere una prospettiva di uscita dalla crisi senza uscire dall'Europa (cosa che alcuni "estremisti grillini" auspicano). Sullo stesso "piatto della bilancia" occorre mettere tutte le questioni etiche e morali poste dal M5S e la legge elettorale. Tra un anno/due si ritornerà a votare. A questo punto Grillo dovrebbe assumersi le sue responsabilità. P.S. lasciate che gli interlocutori siano persone come Civati che con il M5S ha sempre dialogato senza mai "offendere";
  2. Bersani potrebbe passare il pallino del gioco subito a Grillo. Gli si da l'incarico di costituire il nuovo governo assicurandogli la fiducia per poi votare i singoli provvedimenti se si ritengono giusti. Si rimetterebbe di nuovo Grillo davanti alle responsabilità. Dopo massimo sei mesi si ritornerebbe a votare forse con una nuova legge elettorale.
  3. NO, l'ipotesi dell'inciucio con il PDL per me non è ammissibile.
La seconda possibilità è pura tattica, gioverebbe al PD e al PDL ma non al paese. Il M5S non è pronto in questo momento a governare la nazione (secondo me non lo sarà mai e in un prossimo post motiverò la cosa), soprattutto in questo momento di profonda crisi. Risultato: guai per il paese e "morte" del M5S e questo Grillo lo sa.
La prima ipotesi è l'unica percorribile se si vuole veramente il bene del paese. E' indispensabile però che Bersani si dimetta subito da Segretario del PD (lo avrebbe fatto comunque entro sei mesi) e che venga azzerata tutta la dirigenza nazionale per dare credibilità alle proposte e "costringere" Grillo ad accettare l'"accordo". Se non lo facesse il M5S comincerebbe a sfaldarsi e non escludo la fuoriuscita di alcuni parlamentari dal movimento.
Le dimissioni di Bersani servirebbero anche per rigenerare il PD attraverso il congresso, è chiaro che questa dirigenza non ha raggiunto gli obiettivi  quindi è sacrosanto che "vada a casa". Squadra che perde si cambia!
Viste le ultime dichiarazioni di Grillo, che crede ancora di essere in campagna elettorale e non ha capito che adesso è arrivato il momento delle proposte, e viste le mancate dimissioni credo che Bersani andrà avanti per la sua strada provando a formare un governo. Tra tre mesi  si  riandrà a votare con la vecchia legge elettorale e non è escluso che stavolta vincerà Berlusconi! Tra i due litiganti spesso il terzo gode!

sabato 19 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI

I dati macroeconomici dell' Eurozona mostrano chiaramente che le politiche di austerity che si stanno adottando sono fallimentari. La disoccupazione (dati Ocse) è in aumento ovunque, toccando in alcuni paesi (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) delle punte intollerabili soprattutto tra la popolazione giovanile.
Il PIL (ossia il "reddito" da beni e servizi prodotti) decresce spaventosamente nei paesi in difficoltà mentre comincia a frenare nei paesi più "sani" (si veda la Germania). Ciò non è dovuto allo spread, come  il "pensiero" neoliberista vuol farci credere, ma bensì al forte calo dei consumi e quindi della domanda di beni e servizi. Se il numero dei disoccupati, cassaintegrati, e dipendenti in mobilità cresce e per giunta vengono fatti tagli lineari alla spesa pubblica, chi spende? La povertà è in aumento nella maggior parte dell'area euro mentre i ricchi diventano sempre più ricchi , peccato che questa ricchezza venga utilizzata esclusivamente per accrescere patrimoni personali (immobiliari e/o finanziari) e non per investimenti produttivi (non si vuole criminalizzare nessuno, sto solo riportando un dato di fatto).
Siamo entrati nel pieno di una spirale recessiva che ci trascinerà a fondo se non si cambiano immediatamente e radicalmente le politiche economiche europee. Occorre un forte stimolo statale per rimettere in moto  l'economia e creare occupazione (bisogna rivedere a livello europeo, Patto di Stabilità e Crescita, Fiscal Compact e pareggio di bilancio al 2013). La spesa pubblica va ridotta nelle fasi di espansione/crescita e non in quelle di severa recessione; certo occorre eliminare gli sprechi e le "ruberie", ma il conseguente risparmio va riutilizzato in spesa produttiva per creare occupazione!!!! 
Piccolo esempio. "Supponiamo che lo Stato decida di dotare il Paese di una rete telematica ad alta velocità che arrivi in tutte le case, gratis o a prezzi molto contenuti (Clinton fece una cosa del genere). La realizzazione di questa infrastruttura andrebbe direttamente ad aumentare il PIL. Ma non finisce qui. L’azienda che realizza la rete (che eventualmente potrebbe essere anche un’azienda pubblica) dovrà comprare materiali, affittare sedi, investire in macchinari, ecc. Questo incrementerà la domanda dei beni necessari alla produzione. Dovrà anche assumere un certo numero di persone e pagare consulenze tecniche. Queste persone si ritroverebbero un reddito che prima non avevano e che spenderebbero, ad esempio, in alimenti, vestiti, divertimenti e accendendo un mutuo per comprare una casa. Ciò stimolerebbe la domanda di beni di consumo e appartamenti, oltre a stimolare il commercio. A loro volta i produttori di beni di consumo e appartamenti dovrebbero far fronte alla domanda crescente, e così via. Sebbene questo ciclo non sia infinito, in quanto ad ogni passaggio i vari soggetti tenderanno a non spendere tutto il proprio nuovo reddito ma ne risparmieranno una parte, è evidente che un l’intervento pubblico ha prodotto un aumento della domanda aggregata molto maggiore dell’investimento iniziale. Questo meccanismo è chiamato moltiplicatore keynesiano."
Detto da me che non sono un economista potrebbe risultare poco credibile, giusto!
In realtà è da tempo che alcuni economisti neo-keneysiani, premi nobel, come Krugman,  Stiglizt et al. lo gridano a gran voce ed ultimamente anche Blanchard (economista di punta del Fondo Monetario Europeo-FMI) ha lanciato l'allarme: da un confronto con i dati macroeconomici reali, pare che i modelli matematici alla base della politica europea di austerità siano totalmente errati. Qualche mese fa anche la Corte dei Conti Italiana aveva mosso forti dubbi sull'efficacia della terapia del "rigore".
Non è un caso che USA e Giappone (che ha un rapporto Debito/PIL quasi doppio rispetto a quello italiano), due delle più grandi economie del mondo, stiano adottando dei piani eccezionali di spesa pubblica, per rilanciare crescita ed occupazione sebbene la loro situazione non sia grave come la nostra. Non si preoccupano di aumentare il debito, ordinano alle banche nazionali di stampare moneta ( e lo possono fare perchè loro le banche nazionali le hanno), la priorità è la ripresa economica.
Cosa bisognerebbe fare più nel dettaglio? Su di un blog (Keynesblog) ho trovato delle risposte che trovo interessanti (non tutte) se applicate con serietà e rigore (in questo caso va bene!); le riporto integralmente.

"Che fare?
Elenchiamo una serie di ricette che sono state avanzate da più parti in questi mesi. Molte di queste trovano largo consenso nelle fila dell'economia critica, ma anche nella parte più avveduta del mainstream economico:
1) assumere come obiettivo vincolante la riduzione del peso del debito pubblico attraverso la crescita guidata dalla domanda interna e non attraverso i “sacrifici”;
2) trasformare la BCE in una vera Banca centrale, con tutti i poteri e doveri che le altre Banche centrali hanno nel mondo, a partire dalla possibilità di emettere moneta per finanziare il debito pubblico, poter prestare direttamente agli Stati, fungere da prestatore di ultima istanza per gli istituti di credito e investendola del dovere di favorire la crescita e non solo controllare l'inflazione;
3) trasformare l'Unione europea di una “transfer union” come gli USA, in cui il governo centrale si occupa di sostenere finanziariamente i singoli Stati;
4) rilanciare gli investimenti pubblici nella produzione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutture, ricerca, tutela ambientale, istruzione, salute), anche utilizzando lo strumento degli Eurobond, cioè i “BOT europei”, così da condividere il rischio del debito pubblico e avere una fonte di finanziamento diretto per i programmi comunitari di sviluppo;
5) istituire una vera imposta patrimoniale sia in funzione redistributiva che allo scopo di disincentivare la rendita e indurre invece agli investimenti;
6) favorire chi ha maggiore propensione al consumo, abbassando il carico fiscale sui lavoratori e sul ceto medio;

7) istituire una vera tassa sulle transazioni finanziarie e valutarie sul modello proposto da Keynes e James Tobin, una tassa che sia abbastanza elevata da sfavorire le transazioni a breve termine (tendenzialmente speculative) e quindi incentivare gli investimenti a più lunga scadenza;
8) favorire la centralizzazione dei capitali, superando l'idea che sia sempre vero che “piccolo è bello”: l'Italia ha invece disperato bisogno di “campioni nazionali” che in questi anni sono spariti o si sono indeboliti;
9) d'altro canto in molti casi i distretti industriali italiani non hanno superato la prova della globalizzazione e quindi vanno ripensati in un'ottica di nuova programmazione economica, guardando in particolar modo alle esperienze dei “cluster” negli altri paesi, con un importante ruolo pubblico anche nel trasferimento tecnologico;
10) ridare al settore pubblico un ruolo di peso nell'economia, bloccando le privatizzazioni dei servizi pubblici, mettendo al centro l'interesse collettivo e usando le grandi imprese nazionali ancora in mano pubblica come volani per lo sviluppo;
11) aumentare considerevolmente la spesa pubblica in ricerca, poiché il tessuto economico italiano è troppo frammentato in microimprese per potersi accollare i costi necessari;
12) usare la spesa pubblica per orientare la modernizzazione del sistema produttivo italiano e la sua indipendenza; due esempi concreti sono a) l'adozione obbligatoria del software libero nelle pubbliche amministrazioni, non tanto per favorire i risparmi ma soprattutto per stimolare la nascita e la crescita di imprese italiane nel settore, affrancandosi così dalla eccessiva dipendenza verso l'estero, e usando l'Università come laboratorio di innovazione tecnologica per la produzione di software libero come “bene collettivo”; b) domanda pubblica di energia verde e stimoli alla ricerca tecnologica e alla produzione
nazionale di impianti produttivi di energie pulite;
13) combattere la precarietà cancellando molte delle forme contrattuali oggi vigenti e favorendo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, sia attraverso un contratto di inserimento fortemente orientato alla formazione sia attraverso carichi che rendano antieconomico il ricorso ai contratti diversi dal tempo indeterminato;
14) rafforzare e tutelare il potere contrattuale dei lavoratori (in particolar modo attraverso Contratto nazionale di lavoro) in modo che i salari tendano a risalire per favorire la domanda interna e la crescita."




venerdì 18 maggio 2012

GLI ITALIANI, L’EUROPA, I POLITICI, MONTI E LA SINDROME DI STOCCOLMA


“La sindrome di Stoccolma è una condizione psicologica nella quale una persona vittima di un sequestro può manifestare sentimenti positivi (talvolta giungendo all'innamoramento) nei confronti del proprio sequestratore. Non è considerata una patologia ma piuttosto uno stato psicologico. Accade che la vittima percepisce che non ha più il controllo della propria vita e che la propria incolumità dipende totalmente da un’altra persona. Scattano allora dei meccanismi di difesa inconsci che portano a sviluppare un attaccamento affettivo nei confronti del carnefice nella convinzione di evitare così la morte. Un altro meccanismo di difesa è l’identificazione col proprio carnefice. Il conflitto tra la non libertà e la dipendenza da una persona pericolosa per la propria sopravvivenza viene appianato dalla mente portando la vittima a capire e a condividere le motivazioni del carceriere. A questo punto è in grado di sopportare anche le violenze perché vengono ritenute supportate da valide motivazioni.
La sindrome deve il suo nome al furto alla "Kreditbanken" di Stoccolma del 1973 durante il quale alcuni dipendenti della banca furono tenuti in ostaggio dai rapinatori per sei giorni. Le vittime provarono una forma di attaccamento emotivo verso i banditi fino a giungere al punto, una volta liberati, di prenderne le difese e richiedere per loro la clemenza alle autorità.”

Alcuni mesi fa, ero alla ricerca di non ricordo cosa su Internet e mi sono imbattuto in questa “simpatica” sindrome di cui ignoravo l’esistenza. Il parallelo con la situazione di crisi che stiamo vivendo e con i personaggi che dominano le scene politico-economiche italiane ed europee è venuto naturale.
Subito sono riuscito ad individuare con precisione le vittime ed il carnefice principali, ossia le fasce di popolazione più deboli di mezza Europa ed il neoliberismo. Nel mezzo c’è una catena fatta di burattinai e burattini che a loro volta sono burattinai di altri burattini e così via fino ad arrivare alla “povera” gente che non è burattinaia nemmeno di se stessa.
La situazione è da tempo diventata insostenibile, è necessario uscire da questo stato psicologico cominciando a tagliare i fili per rimpadronirsi della propria esistenza.