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domenica 6 marzo 2016

"SOLDI DALL'ELICOTTERO" PER TUTTI


Mentre in Italia Renzi definisce "elemosina" l'eventuale introduzione di un reddito di cittadinanza,
che esiste, in forme diverse, in quasi tutti i paesi dell'Unione Europea, nel mondo si discute sul come dare nuovi stimoli all'economia, visto che i tentativi fatti finora per aumentare crescita ed occupazione hanno portato a scarsi risultati.
Le ultime previsioni dell'OCSE ci parlano di una crescita dell'economia mondiale per il 2016 più bassa addirittura di quella, già flebile, del 2015.
Il Fondo Monetario Internazionale, sulla scorta di queste cattive previsioni, ha invitato tutti gli Stati ad attivare interventi urgenti per sostenere la domanda.

Naturalmente, il modo più semplice per sostenere la domanda è aumentare la spesa per gli investimenti. Sebbene la maggior parte dei governi siano già gravati da pesanti oneri sul debito, la conseguente e più forte crescita renderebbe più semplice ripagarne di nuovi a lungo termine, anche perchè i relativi tassi d'interesse sono oggi molto bassi.
L'OCSE supporta questa visione e attraverso il suo capo economista, Catherine Mann, afferma che 'l'attenzione dovrebbe essere posta su politiche con forti benefici a breve termine che contribuiscano anche alla crescita a lungo termine'.
I cittadini però non vedono di buon occhio l'aumento della spesa pubblica, sia perchè, avendo poca fiducia dei politici, temono che essa sfoci in sprechi, ruberie e misure propagandistiche piuttosto che in investimenti produttivi, sia perchè in questi anni hanno subito un vero e proprio lavaggio del cervello sui pericoli del debito (tipo: "faremo la fine della Grecia").

Tra le varie possibilità, si sta facendo strada una nuova idea chiamata "Soldi dall'elicottero" (Helicopter money) o "QE per le persone" che in sostanza prevede proprio di fornire, mensilmente, denaro contante direttamente alle famiglie piuttosto che alle banche. In tal modo, i consumi riprenderebbero velocemente dando nuovo impulso alla crescita. Il denaro sarebbe stampato ad hoc dalle banche centrali (per noi la BCE, che per statuto al momento non potrebbe) e non graverebbe direttamente sul debito dei singoli stati. Potremmo vederlo come una sorta di reddito di cittadinanza europeo pagato dalla BCE.
Insomma, Renzi, rincorrendo Tony Blair, cerca di realizzare politiche vecchie di 30 anni mentre il resto del mondo è proiettato verso il futuro. 
In verità, alcune misure per incrementare i consumi le sta attuando anche lui, ma con molti limiti, quali ad esempio:
  • alcune categorie, proprio quelle più bisognose (anziani, disoccupati, partite iva, ecc.) sono tagliate completamente fuori, mentre si danno più soldi anche a quelli che non ne hanno assolutamente bisogno;
  • alcune misure non sono strutturali e quindi i cittadini, non avendo garanzia dell'entrata per il futuro, tendono a conservare più che a spendere;
  • l'entità della spesa, anche per limiti di bilancio, non è sufficiente a dare il "colpo di reni" necessario per far ripartire come si deve il paese;
  • gli investimenti produttivi, nonchè le politiche di sviluppo ad essi sottese, sono assolutamente insufficienti;
  • la riduzione delle tasse è quasi irrilevante, anche perchè spesso mentre le si tolgono le s'introducono in altre forme e per giunta spesso si arriva a fare sconti a chi non ne ha proprio bisogno.
E' innegabile che alcuni miglioramenti si stiano ottenendo, ma sono di entità così piccola che per una completa ripresa del paese occorreranno 10 anni se tutto va bene. Chi se la passa bene può aspettare, ma cosa accadrà a chi vive in grossa difficoltà?

Un interessante articolo, comparso il 26 Febbraio scorso sul Financial Times, ci parla della "nuova idea" lanciata da 19 economisti di tutto il mondo, che sembra incontrare anche il favore di grandi operatori finanziari.
 Di seguito una mia modesta traduzione.

Cosa accadrebbe se le banche centrali dessero soldi direttamente alle famiglie e alle imprese, piuttosto che alle banche?
Una nuova idea, chiamata “Soldi dall'elicottero” o 'QE per le persone', si sta facendo strada grazie ad alcuni economisti ed operatori finanziari di alto profilo, che sostengono che questo sia l'unico modo per porre fine alla stagnazione che ha afflitto l'economia mondiale dal 2008.
Ciò che è evidente, è che i banchieri centrali stanno discutendo sul come fornire ulteriori stimoli all'economia. Nelle ultime previsioni, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Econimico (OCSE) ha avvertito che 'l'economia mondiale rischia di espandersi nel 2016 meno velocemente rispetto al 2015, con un ritmo che sarebbe il più lento degli ultimi cinque anni'.
Il Fondo Monetario Internazionale ha avvertito che, le più grandi economie del mondo hanno urgente bisogno di trovare nuovi modi per sostenere la domanda in vista di un peggioramento delle prospettive di crescita globale. 
Ray Dalio, ideatore del più grande fondo d’investimento speculativo del mondo, Bridgewater Associates, sottolinea che le principali banche centrali del mondo hanno già attraversato due fasi nei loro tentativi per stimolare la crescita.
La prima ha visto il taglio dei tassi di interesse a breve termine fino ad arrivare all’azzeramento, e la seconda, conosciuta come quantitative easing (o QE), ha portato all'acquisto di enormi quantità di titoli di Stato. Ma in una nota ai clienti di questo mese, egli sostiene che questi due approcci sono in gran parte usurati. Questo significa che le banche centrali saranno costrette ad entrare in una terza fase di stimolo monetario, che le vedrà proporre una nuova gamma di politiche tese ad incentivare i consumi. 'In altre parole, si fornirà denaro ai consumatori ed incentivi per far spendere di più'.
Naturalmente, il modo più semplice per i governi per aumentare la domanda è aumentare la spesa per investimenti. Sebbene la maggior parte dei governi siano già gravati da pesanti oneri sul debito, la conseguente e più forte crescita renderebbe più semplice ripagare i nuovi prestiti.
L'OCSE supporta questa visione, sostenendo che c'è spazio per un aumento della spesa da parte dei governi, soprattutto perché molti di essi sono in grado di prendere in prestito denaro a lungo termine con livelli molto bassi dei tassi di interesse. 'L'attenzione dovrebbe essere posta su politiche con forti benefici a breve termine che contribuiscano anche alla crescita a lungo termine,' ha detto Catherine Mann, capo economista OCSE, all'inizio di questo mese.
Gli elettori, tuttavia , sono tutt'altro che convinti della bontà di questo approccio. Sono preoccupati perché pensano che i politici, invece di investire denaro pubblico in progetti infrastrutturali di vitale importanza, utilizzerebbero i fondi per aumentare la loro popolarità nel breve termine. Inoltre, i cittadini sono stati sottoposti a troppe campagne intimidatorie sui pericoli del deficit per poter considerare con imparzialità un aumento della spesa pubblica.
Di conseguenza, ancora una volta sarà lasciato ai banchieri centrali il compito di escogitare nuovi modi per sostenere la crescita.
Quantitative Easing per le persone
In una lettera pubblicata sul Financial Times l'anno scorso, 19 economisti (tra cui David Graeber della London School of Economics, e l'australiano Steve Keen) hanno chiesto un programma di QE alternativo, soprannominato 'QE per le persone', attraverso cui distribuire denaro direttamente ai cittadini. 
La loro tesi è che il QE convenzionale ha fatto poco per stimolare la crescita e l’occupazione, e non aveva senso iniettare più denaro nei mercati finanziari, dato che i tassi di interesse avevano già toccato il fondo. 
Invece, il denaro fresco, stampato da parte delle banche centrali, potrebbe essere 'utilizzato per finanziare la spesa pubblica (come ad esempio investendo in progetti per infrastrutture tanto necessarie)'. 
In alternativa, si potrebbe , ogni mese, dare soldi ai cittadini, che li potrebbero usare per pagare debiti o spenderli liberamente.
La campagna “QE per le persone 'sembra stia acquistando slancio, con i sostenitori che invitano a discuterne nel Parlamento Europeo. 
Anche finanzieri importanti, come ad esempio Dalio della Bridgewater, ammettono che queste sono le uniche opzioni rimaste ai banchieri centrali.
Sebbene ritenga che sia troppo presto per conoscere le politiche che saranno adottate dalle banche centrali nella terza fase di stimolo monetario, Dalio dichiara: “possiamo dire che la gamma si estenderà dalle classiche politiche di coordinamento fiscali/monetarie (per le quali il debito per finanziare la spesa pubblica viene monetizzato) all’invio di denaro contante direttamente alle persone (ad esempio con “il denaro dall’elicottero”), e probabilmente la scelta cadrà tra questi due possibilità (ad esempio attraverso gli incentivi di spesa) '.
Anche se i critici sostengono che tali politiche creino iperinflazione, simile a quella della Repubblica di Weimar in Germania, i sostenitori del “denaro dall’elicottero”, dicono che un focolaio inflazionistico è improbabile in un'economia globalizzata, dominata da produttori di beni e servizi a basso costo. E si noti che in passato, molti degli stessi critici hanno sostenuto che le politiche di QE delle banche centrali avrebbe alimentato le pressioni sui prezzi, invece, l'inflazione è rimasta contenuta.
Ciò che è evidente è che, dal 2008, molte delle vecchie regole economiche non sono più applicabili. E che i banchieri centrali non avranno altra scelta che adottare politiche una volta impensabili, visto che l’economia globale stenta a crescere.

sabato 19 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI

I dati macroeconomici dell' Eurozona mostrano chiaramente che le politiche di austerity che si stanno adottando sono fallimentari. La disoccupazione (dati Ocse) è in aumento ovunque, toccando in alcuni paesi (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) delle punte intollerabili soprattutto tra la popolazione giovanile.
Il PIL (ossia il "reddito" da beni e servizi prodotti) decresce spaventosamente nei paesi in difficoltà mentre comincia a frenare nei paesi più "sani" (si veda la Germania). Ciò non è dovuto allo spread, come  il "pensiero" neoliberista vuol farci credere, ma bensì al forte calo dei consumi e quindi della domanda di beni e servizi. Se il numero dei disoccupati, cassaintegrati, e dipendenti in mobilità cresce e per giunta vengono fatti tagli lineari alla spesa pubblica, chi spende? La povertà è in aumento nella maggior parte dell'area euro mentre i ricchi diventano sempre più ricchi , peccato che questa ricchezza venga utilizzata esclusivamente per accrescere patrimoni personali (immobiliari e/o finanziari) e non per investimenti produttivi (non si vuole criminalizzare nessuno, sto solo riportando un dato di fatto).
Siamo entrati nel pieno di una spirale recessiva che ci trascinerà a fondo se non si cambiano immediatamente e radicalmente le politiche economiche europee. Occorre un forte stimolo statale per rimettere in moto  l'economia e creare occupazione (bisogna rivedere a livello europeo, Patto di Stabilità e Crescita, Fiscal Compact e pareggio di bilancio al 2013). La spesa pubblica va ridotta nelle fasi di espansione/crescita e non in quelle di severa recessione; certo occorre eliminare gli sprechi e le "ruberie", ma il conseguente risparmio va riutilizzato in spesa produttiva per creare occupazione!!!! 
Piccolo esempio. "Supponiamo che lo Stato decida di dotare il Paese di una rete telematica ad alta velocità che arrivi in tutte le case, gratis o a prezzi molto contenuti (Clinton fece una cosa del genere). La realizzazione di questa infrastruttura andrebbe direttamente ad aumentare il PIL. Ma non finisce qui. L’azienda che realizza la rete (che eventualmente potrebbe essere anche un’azienda pubblica) dovrà comprare materiali, affittare sedi, investire in macchinari, ecc. Questo incrementerà la domanda dei beni necessari alla produzione. Dovrà anche assumere un certo numero di persone e pagare consulenze tecniche. Queste persone si ritroverebbero un reddito che prima non avevano e che spenderebbero, ad esempio, in alimenti, vestiti, divertimenti e accendendo un mutuo per comprare una casa. Ciò stimolerebbe la domanda di beni di consumo e appartamenti, oltre a stimolare il commercio. A loro volta i produttori di beni di consumo e appartamenti dovrebbero far fronte alla domanda crescente, e così via. Sebbene questo ciclo non sia infinito, in quanto ad ogni passaggio i vari soggetti tenderanno a non spendere tutto il proprio nuovo reddito ma ne risparmieranno una parte, è evidente che un l’intervento pubblico ha prodotto un aumento della domanda aggregata molto maggiore dell’investimento iniziale. Questo meccanismo è chiamato moltiplicatore keynesiano."
Detto da me che non sono un economista potrebbe risultare poco credibile, giusto!
In realtà è da tempo che alcuni economisti neo-keneysiani, premi nobel, come Krugman,  Stiglizt et al. lo gridano a gran voce ed ultimamente anche Blanchard (economista di punta del Fondo Monetario Europeo-FMI) ha lanciato l'allarme: da un confronto con i dati macroeconomici reali, pare che i modelli matematici alla base della politica europea di austerità siano totalmente errati. Qualche mese fa anche la Corte dei Conti Italiana aveva mosso forti dubbi sull'efficacia della terapia del "rigore".
Non è un caso che USA e Giappone (che ha un rapporto Debito/PIL quasi doppio rispetto a quello italiano), due delle più grandi economie del mondo, stiano adottando dei piani eccezionali di spesa pubblica, per rilanciare crescita ed occupazione sebbene la loro situazione non sia grave come la nostra. Non si preoccupano di aumentare il debito, ordinano alle banche nazionali di stampare moneta ( e lo possono fare perchè loro le banche nazionali le hanno), la priorità è la ripresa economica.
Cosa bisognerebbe fare più nel dettaglio? Su di un blog (Keynesblog) ho trovato delle risposte che trovo interessanti (non tutte) se applicate con serietà e rigore (in questo caso va bene!); le riporto integralmente.

"Che fare?
Elenchiamo una serie di ricette che sono state avanzate da più parti in questi mesi. Molte di queste trovano largo consenso nelle fila dell'economia critica, ma anche nella parte più avveduta del mainstream economico:
1) assumere come obiettivo vincolante la riduzione del peso del debito pubblico attraverso la crescita guidata dalla domanda interna e non attraverso i “sacrifici”;
2) trasformare la BCE in una vera Banca centrale, con tutti i poteri e doveri che le altre Banche centrali hanno nel mondo, a partire dalla possibilità di emettere moneta per finanziare il debito pubblico, poter prestare direttamente agli Stati, fungere da prestatore di ultima istanza per gli istituti di credito e investendola del dovere di favorire la crescita e non solo controllare l'inflazione;
3) trasformare l'Unione europea di una “transfer union” come gli USA, in cui il governo centrale si occupa di sostenere finanziariamente i singoli Stati;
4) rilanciare gli investimenti pubblici nella produzione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutture, ricerca, tutela ambientale, istruzione, salute), anche utilizzando lo strumento degli Eurobond, cioè i “BOT europei”, così da condividere il rischio del debito pubblico e avere una fonte di finanziamento diretto per i programmi comunitari di sviluppo;
5) istituire una vera imposta patrimoniale sia in funzione redistributiva che allo scopo di disincentivare la rendita e indurre invece agli investimenti;
6) favorire chi ha maggiore propensione al consumo, abbassando il carico fiscale sui lavoratori e sul ceto medio;

7) istituire una vera tassa sulle transazioni finanziarie e valutarie sul modello proposto da Keynes e James Tobin, una tassa che sia abbastanza elevata da sfavorire le transazioni a breve termine (tendenzialmente speculative) e quindi incentivare gli investimenti a più lunga scadenza;
8) favorire la centralizzazione dei capitali, superando l'idea che sia sempre vero che “piccolo è bello”: l'Italia ha invece disperato bisogno di “campioni nazionali” che in questi anni sono spariti o si sono indeboliti;
9) d'altro canto in molti casi i distretti industriali italiani non hanno superato la prova della globalizzazione e quindi vanno ripensati in un'ottica di nuova programmazione economica, guardando in particolar modo alle esperienze dei “cluster” negli altri paesi, con un importante ruolo pubblico anche nel trasferimento tecnologico;
10) ridare al settore pubblico un ruolo di peso nell'economia, bloccando le privatizzazioni dei servizi pubblici, mettendo al centro l'interesse collettivo e usando le grandi imprese nazionali ancora in mano pubblica come volani per lo sviluppo;
11) aumentare considerevolmente la spesa pubblica in ricerca, poiché il tessuto economico italiano è troppo frammentato in microimprese per potersi accollare i costi necessari;
12) usare la spesa pubblica per orientare la modernizzazione del sistema produttivo italiano e la sua indipendenza; due esempi concreti sono a) l'adozione obbligatoria del software libero nelle pubbliche amministrazioni, non tanto per favorire i risparmi ma soprattutto per stimolare la nascita e la crescita di imprese italiane nel settore, affrancandosi così dalla eccessiva dipendenza verso l'estero, e usando l'Università come laboratorio di innovazione tecnologica per la produzione di software libero come “bene collettivo”; b) domanda pubblica di energia verde e stimoli alla ricerca tecnologica e alla produzione
nazionale di impianti produttivi di energie pulite;
13) combattere la precarietà cancellando molte delle forme contrattuali oggi vigenti e favorendo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, sia attraverso un contratto di inserimento fortemente orientato alla formazione sia attraverso carichi che rendano antieconomico il ricorso ai contratti diversi dal tempo indeterminato;
14) rafforzare e tutelare il potere contrattuale dei lavoratori (in particolar modo attraverso Contratto nazionale di lavoro) in modo che i salari tendano a risalire per favorire la domanda interna e la crescita."