L'otto Settembre scorso, a Los Angeles, Joseph Stiglitz è intervenuto, con un discorso a mio avviso "stellare", all'assemblea di una delle più grosse federazioni sindacali americane (AFL-CIO).
L'economista premio nobel ha parlato dell'enorme disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza che si è venuta a creare nell'ultimo ventennio: sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi. Una ristretta cerchia di persone detiene la maggior parte della ricchezza. Questa enorme disuguaglianza, frutto di precise ed errate (per il 99%) scelte poltiche è alla base della crisi che stiamo vivendo. Stiglitz parla della situazione americana, dove comunque si sta assistendo ad un inversione di tendenza grazie alla politica economica del binomio Obama-FED, ma il discorso può essere tranquillamente calato nella realtà italiana.
Il seguente è tratto da una trascrizione delle dichiarazioni di Joseph Stiglitz alla convenzione AFL-CIO a Los Angeles l'8 settembre.
Sono un economista - io studio come le economie funzionano e non funzionano. E’ evidente per me che la nostra economia è stata malata per molto tempo. Uno dei motivi per cui è stata così male è la disuguaglianza, e ho deciso di scrivere un articolo e un libro sull’argomento.
Due anni fa, ho scritto un articolo per Vanity Fair intitolato, "Dell’ 1%, dall’ 1%, per l'1%", che racchiude il senso di tutto. Per troppo tempo, i lavoratori e coloro che rispettano le regole hanno visto i loro stipendi ridursi o restare invariati, mentre i trasgressori hanno rastrellato enormi profitti e ricchezze. Ciò ha reso malate sia la nostra economia sia la nostra politica.
Voi tutti conoscete i fatti: mentre la produttività dei lavoratori americani è aumentata vertiginosamente, i salari hanno subito una stagnazione. Avete lavorato sodo - dal 1979, la vostra produttività per ora è aumentata del 40%, ma il salario è aumentato di poco. Nel frattempo, l'1% porta a casa oltre il 20% del reddito nazionale.
La Grande Recessione ha peggiorato le cose. Alcuni dicono che la recessione si è conclusa nel 2009. Ma per la maggior parte degli americani, questo è semplicemente sbagliato: il 95% dei guadagni 2009-2012 è andato all'1% più ricco. Il restante 99% non ha mai veramente recuperato.
Più di 20 milioni di americani che vorrebbero un lavoro a tempo pieno non riescono ancora ad ottenerlo, i redditi sono ancora inferiori rispetto a 15 anni fa, la ricchezza della classe media è di nuovo ai livelli di 20 anni fa. I giovani americani devono affrontare una montagna di "debiti di studio" con misere prospettive di lavoro.
Siamo diventati il paese avanzato con il più alto livello di disuguaglianza, con il più grande divario tra ricchi e poveri. Siamo soliti essere orgogliosi di noi stessi - eravamo il paese in cui tutti erano classe media. Ora quella classe media si sta restringendo e sta soffrendo.
Il messaggio centrale del mio libro, Il prezzo della disuguaglianza, è che noi tutti, benestanti e poveri, stiamo pagando il conto per questo enorme divario. Inoltre, questa disuguaglianza non è inevitabile. Non è, ….. come il tempo, qualcosa che ci accade. Non è il risultato di leggi della natura o di leggi dell'economia. Piuttosto, è qualcosa che creiamo, con la nostra politica e con quello che facciamo.
Abbiamo volutamente creato questa disuguaglianza con leggi che hanno indebolito i sindacati, che hanno eroso il nostro salario portandolo, in termini reali, al livello più basso dal 1950, con leggi che hanno permesso agli amministratori delegati di prendere la fetta più grande della torta societaria, fallimentari leggi che hanno messo le innovazioni tossiche di Wall Street prima dei lavoratori. Abbiamo reso quasi impossibile estinguere i debiti degli studenti. Abbiamo investito poco in istruzione. Abbiamo tassato i giocatori d'azzardo del mercato azionario a tassi inferiori rispetto ai lavoratori e abbiamo incoraggiato gli investimenti all'estero piuttosto che in patria.
Siamo chiari: la nostra economia non funziona nel modo in cui un'economia ben funzionante dovrebbe. Abbiamo vasti bisogni insoddisfatti, ma lavoratori e macchinari inattivi. Abbiamo ponti che necessitano di riparazione e strade e scuole da costruire. Abbiamo studenti che hanno bisogno di un’istruzione adeguata al XXI secolo, ma stiamo gettando via gli insegnanti. Disponiamo di case vuote e persone senza fissa dimora. Abbiamo banche ricche che non concedono prestiti alle nostre piccole imprese, ma che usano invece la loro ricchezza e ingegnosità per manipolare i mercati e sfruttare le persone che lavorano concedendo prestiti “usurai”.
E' chiaro che l'unica vera e sostenibile prosperità è la prosperità condivisa. Se potessimo garantire un lavoro a tutti coloro che sono disposti a lavorare duro, potremmo avere una economia e una società più eque e più prospere.
Per realizzare ciò, abbiamo bisogno di far crescere la nostra economia. Ma non possiamo farlo se gli stipendi non crescono mentre l'insicurezza è in crescita visti gli incombenti tagli al welfare.
Se abbiamo regolatori o il capo della Fed che proteggono i posti di lavoro e i bonus dei banchieri piuttosto che i posti di lavoro e diritti per tutti gli americani, non lo realizzeremo.
Non lo realizzeremo attraverso scriteriati tagli alla spesa pubblica: scuole, ospedali, polizia o vigili del fuoco. Questi sono modi per mantenere la nostra economia malata. E un'economia in cui il 95% della crescita va all’1% dei più ricchi può essere chiamato solo così: malata.
Quello che serve è investire nel nostro futuro - in istruzione, tecnologia e infrastrutture.
E i nostri problemi sono molto più profondi della crescita debole. Stiamo perdendo la possibilità di definirci come la terra delle opportunità. Una volta quello che un americano era in grado di raggiungere nella vita dipendeva da quanto duramente, lei o lui, lavorasse. Oggi, dipende molto di più dalla famiglia in cui si nasce – dal suo reddito e livello di istruzione. E la situazione americana è peggiore rispetto alla maggior parte dei paesi avanzati. Stiamo perdendo il sogno americano.
Se diventassimo nuovamente la terra delle opportunità, potremmo trovare il modo per essere più equi, più dinamici, più prosperi e più onesti.
Ma per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno che i mercati lavorino come dovrebbero. Non possiamo consentire che i monopolisti e l'1 per cento usino il loro potere per ricavare più del reddito del paese - diversamente dai cittadini comuni.
La nostra democrazia è in pericolo. Alla disuguaglianza economica segue la disuguaglianza politica. Abbiamo una Corte Suprema che dichiara che le società sono persone e dovrebbero avere il diritto incontrollato di spendere soldi per influenzare la politica. I nostri sindacati sono frenati. Piuttosto che un governo del popolo, stiamo diventando un governo del 1%.
Sulla carta, possiamo ancora sostenere l'uguaglianza e il principio di una persona un voto. In realtà, alcune voci si fanno sentire più forte - molto più forte - delle altre. Come risultato, abbiamo ascoltato troppo da Wall Street, non abbastanza da “Main Street” e dai lavoratori americani.
Piuttosto che la giustizia per tutti, ci stiamo evolvendo in un sistema di giustizia per coloro che possono permetterselo. Noi abbiamo le banche che non sono solo troppo grandi per fallire, ma anche troppo grandi per essere “chiamate a rispondere”.
165 anni fa, Lincoln disse: "Una “casa” dilaniata dai contrasti interni non può stare in piedi." Siamo diventati una casa divisa al suo interno - divisa tra il 99% e l'1%, tra i lavoratori e coloro che li vorrebbero sfruttare. E’ necessario riunire la casa, ma ciò non accadrà spontaneamente.
Accadrà solo se i lavoratori si riuniscono. Se si organizzano. Se si uniscono per combattere per ciò che sanno essere giusto, in ogni luogo di lavoro, in ogni comunità, e in ogni capitale dello stato e a Washington. Dobbiamo ripristinare non solo la democrazia a Washington ma sui posti di lavoro.
Accadrà solo quando i lavoratori si renderanno conto che possiedono, attraverso i fondi pensioni, gran parte del capitale del nostro paese, e che abbiamo permesso che questo capitale fosse gestito in modi che sfruttano i lavoratori e i consumatori.
Noi accademici possono descrivere quello che sta succedendo nelle statistiche - ma siete voi che sapete cosa realmente sta accadendo attraverso ciò che vedete e sperimentate ogni giorno.
La sfida che avete di fronte raramente è stata più grande. Voi siete ancora una piccola parte di America. Ma siete il più grande gruppo che rappresenta la stragrande maggioranza degli americani che lavorano duro e rispettano le regole. .
È necessario che altri si uniscano a voi, che collaborino con voi, che si organizzino con voi, che combattano con voi. Solo voi potete far sollevare la voce dei cittadini americani ed esigere ciò per cui avete lavorato così duramente. Insieme, possiamo far crescere la nostra economia, rafforzare le nostre comunità, ripristinare il sogno americano, e ristabilire la nostra democrazia - un governo non del 1%, per l'1%, e dal 1%, ma un governo di tutti gli americani , per tutti gli americani, e da tutti gli americani.






