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venerdì 22 febbraio 2013

Le BALLE della Commissione Europea

Sono state pubblicate oggi, dalla Commissione Europea,  le previsioni invernali sull'andamento dell'economia europea 2012-2014. La situazione è in continuo peggioramento, anche se nel comunicato si cerca in tutti i modi di addolcire la pillola. Le previsioni di crescita per il 2013 sono state nuovamente riviste al ribasso. In particolare, in Italia si prevede un calo del PIL del 1% (rispetto al 2012) a fronte dello 0,5% della precedente stima (7-Nov-2012). ANCORA RECESSIONE o meglio DEPRESSIONE.
Voi direte: "va bene, il modello utilizzato per il calcolo non è perfetto al 100% quindi, un errore ci può stare." Sono andato perciò a guardare i rapporti della Commissione Europea dal Novembre 2011 ad oggi ed ho riportato i dati previsionali (Italia, area euro ed Europa) nella seguente tabella.

Previsioni variazione PIL della Commissione Europea

Applicandosi un minuto, ci si accorge facilmente che gli errori sono sistematici!
Consideriamo, ad esempio, la prima riga (PIL Ita 2012), che riporta le previsioni sul PIL italiano per il 2012 rispetto a quello del 2011. A novembre 2011, si prevedeva una variazione pari a +0,1%; a febbraio 2012 la variazione è stata rivista al ribasso -1,3%; a Maggio 2012 ancora più giù, -1,4%; a Novembre 2012, -2,3%. A Febbraio 2013, il valore calcolato della variazione è di -2,2% (in rosso). PREVISIONI ERRATE!
Lo stesso si ha per il PIL 2012 area euro e Europa. La dinamica si sta ripetendo anche per le previsioni 2013.
Un non esperto in materia a questo punto direbbe: "forse c'è qualcosa che non va in questi modelli". In realtà, economisti esperti, quali Blanchard e Leigh (Fondo Monetario Internazionale), in uno studio pubblicato il mese scorso, hanno dimostrato che i modelli matematici alla base della politica di austerità europea sono sbagliati, confermando quanto economisti premi nobel (Krugman, Stiglitz et al.) sostenevano da tempo e da me riportato in molti precedenti post.
Brutte notizie sono previste (sempre nel comunicato) anche sulla disoccupazione: nel 2013 in Italia si attesterà all'11,6% e continuerà a crescere nel 2014, per arrivare al 12%. Le stime sulla disoccupazione non sono negative solo per il nostro Paese, ma per tutta la zona euro e, considerati gli errori sul calcolo previsionale del PIL, c'è da attendersi una situazione ancora peggiore!
E' "AUSTERICIDIO" (e a questo punto) DOLOSO!
Chi legge a questo punto si chiederà: "come'è possibile che accada tutto ciò? Perchè la Commissione Europea, i politici e i capi di stato lo stanno permettendo?"
Dal mio punto di vista (frutto dello studio di analisi svolte da esperti in materia) i motivi sono diversi:
  1. Gli economisti "responsabili" della politica economica europea sono neoliberisti, per loro il mercato è capace di regolarsi da solo; se siamo in questa situazione è perchè abbiamo vissuto troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità (vero solo in piccolissima parte, la crisi è stata determinate dalla bolla immobiliare Statunitense del 2008 propagatasi in Europa "grazie" agli speculatori finanziari e alle banche).
  2. In Europa la forza politica dominante è il partito popolare europeo (PPE), per capirci quello della Merkel ma anche di Monti, Berlusconi e Casini. La Germania inizialmente ci ha guadagnato in questa situazione ma adesso la sua economia comincia a frenare anche se, per il momento, i "meno" non ci sono nei dati macroeconomici (questione di tempo).
  3. Ammettere che si sta sbagliando significherebbe dover ammettere che le teorie neoliberiste sono fallimentari e dover rivedere totalmente i parametri del Fiscal Compact e quindi il pareggio di bilancio in Costituzione.
  4. In questa situazione la gente comune si sta impoverendo ma l'1% sta diventando sempre più ricco. Io non ci giurerei sull'indipendenza degli economisti che stanno dettando la politica di austerity.
Fino a quando si proseguirà su questa strada? Quante persone dovranno ancora essere ridotte alla fame o spinte al suicidio?
Io spero in una schiacciante vittoria del centro-sinistra (sebbene gli riconosca diverse  colpe) alle prossime elezioni, in modo da avere un governo stabile e totalmente indipendente dal rigor Montis e da mister Bunga Bunga.
Bersani, Hollande e gli altri capi di stato dei paesi in difficoltà potranno fare grosse pressioni sulla Merkel (sperando che a novembre perda le sue elezioni) e riuscire ad invertire la rotta dell'Austerità.
E' necessario rivedere il fiscal compact, se non si fa debito per investire in spesa produttiva (seria e sana) non  ne usciremo mai o al massimo ne usciremo tra dieci anni avendo "bruciato" più di una generazione!


venerdì 15 febbraio 2013

Rehn fa retromarcia sul pareggio di bilancio

Olli Rehn
Nel post precedente, L'Europa neoliberista ammette le sue colpe?!?!, basandomi su un articolo del sole 24ore, avevo fatto una serie di considerazioni sulla politica economica europea. Oggi su Repubblica leggo: - c'è stato "un malinteso" nell'interpretazione data alla lettera che il Commissario agli affari economici Olli Rehn ha inviato ieri ai ministri delle Finanze Ue, ha detto oggi il portavoce del commissario, Simon O'Connor, durante il punto stampa quotidiano dell'esecutivo Ue.
Parlando di interpretazione del patto di stabilità e della possibilità di prevedere condizioni di bilancio meno rigide in caso di peggioramento della situazione economica, Rehn "stava semplicemente reiterando una posizione consueta", ha detto il portavoce. "Non c'è nulla di nuovo."-
E' evidente che, se stanno così le cose, alcune mie deduzioni sono sbagliate: nonostante tutto l'Europa neoliberista non ammette le sue colpe e probabilmente non lo farà mai fin quando sarà "governata" da certi personaggi che dobbiamo mandare a casa prima che ci mandino tutti al cimetero. 
Naturalmente tutte le mie convinzioni sulla follia dell'austerità europea restano valide in quanto non fondate sul contenuto di questa lettera ma su teorie, analisi e studi di economisti premi nobel (basta vedere i  numerosi post precedenti e relativi link allegati). 
Per onestà intellettuale ho voluto comunque riportare la "smentita"!


sabato 19 gennaio 2013

COME USCIRE DALLA CRISI

I dati macroeconomici dell' Eurozona mostrano chiaramente che le politiche di austerity che si stanno adottando sono fallimentari. La disoccupazione (dati Ocse) è in aumento ovunque, toccando in alcuni paesi (Italia, Grecia, Spagna, Portogallo) delle punte intollerabili soprattutto tra la popolazione giovanile.
Il PIL (ossia il "reddito" da beni e servizi prodotti) decresce spaventosamente nei paesi in difficoltà mentre comincia a frenare nei paesi più "sani" (si veda la Germania). Ciò non è dovuto allo spread, come  il "pensiero" neoliberista vuol farci credere, ma bensì al forte calo dei consumi e quindi della domanda di beni e servizi. Se il numero dei disoccupati, cassaintegrati, e dipendenti in mobilità cresce e per giunta vengono fatti tagli lineari alla spesa pubblica, chi spende? La povertà è in aumento nella maggior parte dell'area euro mentre i ricchi diventano sempre più ricchi , peccato che questa ricchezza venga utilizzata esclusivamente per accrescere patrimoni personali (immobiliari e/o finanziari) e non per investimenti produttivi (non si vuole criminalizzare nessuno, sto solo riportando un dato di fatto).
Siamo entrati nel pieno di una spirale recessiva che ci trascinerà a fondo se non si cambiano immediatamente e radicalmente le politiche economiche europee. Occorre un forte stimolo statale per rimettere in moto  l'economia e creare occupazione (bisogna rivedere a livello europeo, Patto di Stabilità e Crescita, Fiscal Compact e pareggio di bilancio al 2013). La spesa pubblica va ridotta nelle fasi di espansione/crescita e non in quelle di severa recessione; certo occorre eliminare gli sprechi e le "ruberie", ma il conseguente risparmio va riutilizzato in spesa produttiva per creare occupazione!!!! 
Piccolo esempio. "Supponiamo che lo Stato decida di dotare il Paese di una rete telematica ad alta velocità che arrivi in tutte le case, gratis o a prezzi molto contenuti (Clinton fece una cosa del genere). La realizzazione di questa infrastruttura andrebbe direttamente ad aumentare il PIL. Ma non finisce qui. L’azienda che realizza la rete (che eventualmente potrebbe essere anche un’azienda pubblica) dovrà comprare materiali, affittare sedi, investire in macchinari, ecc. Questo incrementerà la domanda dei beni necessari alla produzione. Dovrà anche assumere un certo numero di persone e pagare consulenze tecniche. Queste persone si ritroverebbero un reddito che prima non avevano e che spenderebbero, ad esempio, in alimenti, vestiti, divertimenti e accendendo un mutuo per comprare una casa. Ciò stimolerebbe la domanda di beni di consumo e appartamenti, oltre a stimolare il commercio. A loro volta i produttori di beni di consumo e appartamenti dovrebbero far fronte alla domanda crescente, e così via. Sebbene questo ciclo non sia infinito, in quanto ad ogni passaggio i vari soggetti tenderanno a non spendere tutto il proprio nuovo reddito ma ne risparmieranno una parte, è evidente che un l’intervento pubblico ha prodotto un aumento della domanda aggregata molto maggiore dell’investimento iniziale. Questo meccanismo è chiamato moltiplicatore keynesiano."
Detto da me che non sono un economista potrebbe risultare poco credibile, giusto!
In realtà è da tempo che alcuni economisti neo-keneysiani, premi nobel, come Krugman,  Stiglizt et al. lo gridano a gran voce ed ultimamente anche Blanchard (economista di punta del Fondo Monetario Europeo-FMI) ha lanciato l'allarme: da un confronto con i dati macroeconomici reali, pare che i modelli matematici alla base della politica europea di austerità siano totalmente errati. Qualche mese fa anche la Corte dei Conti Italiana aveva mosso forti dubbi sull'efficacia della terapia del "rigore".
Non è un caso che USA e Giappone (che ha un rapporto Debito/PIL quasi doppio rispetto a quello italiano), due delle più grandi economie del mondo, stiano adottando dei piani eccezionali di spesa pubblica, per rilanciare crescita ed occupazione sebbene la loro situazione non sia grave come la nostra. Non si preoccupano di aumentare il debito, ordinano alle banche nazionali di stampare moneta ( e lo possono fare perchè loro le banche nazionali le hanno), la priorità è la ripresa economica.
Cosa bisognerebbe fare più nel dettaglio? Su di un blog (Keynesblog) ho trovato delle risposte che trovo interessanti (non tutte) se applicate con serietà e rigore (in questo caso va bene!); le riporto integralmente.

"Che fare?
Elenchiamo una serie di ricette che sono state avanzate da più parti in questi mesi. Molte di queste trovano largo consenso nelle fila dell'economia critica, ma anche nella parte più avveduta del mainstream economico:
1) assumere come obiettivo vincolante la riduzione del peso del debito pubblico attraverso la crescita guidata dalla domanda interna e non attraverso i “sacrifici”;
2) trasformare la BCE in una vera Banca centrale, con tutti i poteri e doveri che le altre Banche centrali hanno nel mondo, a partire dalla possibilità di emettere moneta per finanziare il debito pubblico, poter prestare direttamente agli Stati, fungere da prestatore di ultima istanza per gli istituti di credito e investendola del dovere di favorire la crescita e non solo controllare l'inflazione;
3) trasformare l'Unione europea di una “transfer union” come gli USA, in cui il governo centrale si occupa di sostenere finanziariamente i singoli Stati;
4) rilanciare gli investimenti pubblici nella produzione di beni collettivi materiali e immateriali (infrastrutture, ricerca, tutela ambientale, istruzione, salute), anche utilizzando lo strumento degli Eurobond, cioè i “BOT europei”, così da condividere il rischio del debito pubblico e avere una fonte di finanziamento diretto per i programmi comunitari di sviluppo;
5) istituire una vera imposta patrimoniale sia in funzione redistributiva che allo scopo di disincentivare la rendita e indurre invece agli investimenti;
6) favorire chi ha maggiore propensione al consumo, abbassando il carico fiscale sui lavoratori e sul ceto medio;

7) istituire una vera tassa sulle transazioni finanziarie e valutarie sul modello proposto da Keynes e James Tobin, una tassa che sia abbastanza elevata da sfavorire le transazioni a breve termine (tendenzialmente speculative) e quindi incentivare gli investimenti a più lunga scadenza;
8) favorire la centralizzazione dei capitali, superando l'idea che sia sempre vero che “piccolo è bello”: l'Italia ha invece disperato bisogno di “campioni nazionali” che in questi anni sono spariti o si sono indeboliti;
9) d'altro canto in molti casi i distretti industriali italiani non hanno superato la prova della globalizzazione e quindi vanno ripensati in un'ottica di nuova programmazione economica, guardando in particolar modo alle esperienze dei “cluster” negli altri paesi, con un importante ruolo pubblico anche nel trasferimento tecnologico;
10) ridare al settore pubblico un ruolo di peso nell'economia, bloccando le privatizzazioni dei servizi pubblici, mettendo al centro l'interesse collettivo e usando le grandi imprese nazionali ancora in mano pubblica come volani per lo sviluppo;
11) aumentare considerevolmente la spesa pubblica in ricerca, poiché il tessuto economico italiano è troppo frammentato in microimprese per potersi accollare i costi necessari;
12) usare la spesa pubblica per orientare la modernizzazione del sistema produttivo italiano e la sua indipendenza; due esempi concreti sono a) l'adozione obbligatoria del software libero nelle pubbliche amministrazioni, non tanto per favorire i risparmi ma soprattutto per stimolare la nascita e la crescita di imprese italiane nel settore, affrancandosi così dalla eccessiva dipendenza verso l'estero, e usando l'Università come laboratorio di innovazione tecnologica per la produzione di software libero come “bene collettivo”; b) domanda pubblica di energia verde e stimoli alla ricerca tecnologica e alla produzione
nazionale di impianti produttivi di energie pulite;
13) combattere la precarietà cancellando molte delle forme contrattuali oggi vigenti e favorendo la stabilizzazione dei rapporti di lavoro, sia attraverso un contratto di inserimento fortemente orientato alla formazione sia attraverso carichi che rendano antieconomico il ricorso ai contratti diversi dal tempo indeterminato;
14) rafforzare e tutelare il potere contrattuale dei lavoratori (in particolar modo attraverso Contratto nazionale di lavoro) in modo che i salari tendano a risalire per favorire la domanda interna e la crescita."




lunedì 23 luglio 2012

Se invece dei compiti a "casa" copiassimo in "aula" dai cugini Francesi?


Sono mesi ormai che Monti ed i suoi sostenitori (per me quasi tutta gente con il fondo schiena al riparo) ci propinano la storiella dei compiti a casa. A parte che trovo un po' infantile e ridicolo andare in giro per il mondo dicendo "l'Italia ha fatto i compiti a casa quindi ora premiateci", visto che dall'altra parte non abbiamo genitori comprensivi pronti a perdonarci le marachelle, ma bensì degli sciacalli affamati che da tempo hanno scommesso sulla nostra bancarotta e non aspettano altro che fiondarsi sulla "carogna Italia".
Oggi lo Spread è di nuovo a 520 punti, Piazza Affari affonda, il debito pubblico ha toccato i massimi del 1995, la disoccupazione è alle stelle, i poveri  sono in aumento (sfiorano quota otto milioni), i suicidi non accennano a diminuire, molti Comuni sono sull'orlo del dissesto. Sicuro che servono i compiti a casa e non sarebbe meglio invece copiare dai cugini francesi?

Federico Rampini sul suo blog di Repubblica titola: Hollande fa cose di sinistra. Lo spread scende.

"Soffermiamoci su questo apparente mistero. Lo spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi si è ridotto, da quando c’è un socialista all’Eliseo. Il quale fa cose di sinistra: assume insegnanti, alza le tasse sui ricchi (patrimoniale aggiuntiva). Eppure questo non mette in fuga i capitali, anzi a giudicare dallo spread la Francia di Hollande è considerata oggi più solida e solvibile. Dunque: i mercati non impongono per forza il “pensiero unico” dell’austerity anti-sociale. Del resto, più in piccolo, anche il Belgio è tornato nell’alveo dell’Europa “germanica” secondo il giudizio dei mercati, pur avendo un premier socialista (Elio Di Rupo) e malgrado la fragilità della coesione fiamminghi-valloni. La lezione è che i mercati premiano la stabilità delle prospettive politiche a medio-lungo termine (la Francia ha una maggioranza socialista blindata per 5 anni), e i “saldi” della finanza: se il risanamento si fa a spese dei ricchi come a Parigi, va benissimo."

I fans del Rigor Montis sicuramente obietteranno che l'Italia non è la Francia e che le situazioni economiche di partenza dei due paesi sono totalmente differenti. Vero. E' anche vero però che le ricette di austerity "montiane", che le si condividano o meno (io quasi per niente), non stanno dando frutti nonostante i pesanti sacrifici imposti agli italiani, soprattutto alle fasce deboli. Sacrifici di durata pluriennale/generazionale che vengono bruciati in meno di una giornata dal mercato senza regole degli speculatori. Monti dice che le sue manovre avranno effetto nel medio e lungo periodo, ma il suo compito non doveva essere quello di rianimare un malato in fin di vita per poi consegnarlo ai "medici"del reparto di lungodegenza?
Se a questo si aggiunge che la campagna elettorale per le prossime politiche del 2013 è ormai cominciata tant'è che i tatticismi politici sono l'unica attività espletata quotidianamente dai nostri politici e politicanti, credo che l'ipotesi di una crisi pilotata con elezioni in autunno, preferibilmente con la nuova legge elettorale, sia la migliore strada da seguire. Anche perchè chi ci garantisce che in primavera 2013 la situazione sarà migliore?
Un governo politico o tecnico/politico di una sola "parte", quella Sinistra naturalmente, scelto dai cittadini ai quali dover dar conto, senza giocare continuamente allo schiaffo del soldato o allo scaricabarile come accade ora, potrebbe sicuramente dare maggiore stabilità sia interna sia esterna. Sia chiaro che ciò non risolverebbe la situazione di crisi in quanto il problema è di natura mondiale ma, potrebbe aiutare ad attenuarne gli effetti nel frattempo che la Germania della Merkel decida se salvare o meno l'eurozona. Magari insieme ad Hollande si riesce anche ad indirizzarne e velocizzarne le scelte.
Il condizionale è d'obbligo poichè se in parlamento ci vanno sempre le stesse mummie autoreferenziate e quei "loschi figuri" che non sanno nemmeno cos'è il fiscal compact (che poi hanno votato) la musica difficilmente cambierà, ma almeno sapremo con chi prendercela.
Il mondo ci chiede serietà e credibilità e non credo che queste siano caratteristiche esclusive di Monti e del suo governo!